giorgio levi

Elezioni dei giornalisti. La caduta del governo allontana l’ipotesi di una proroga dei consigli regionali per votare a maggio. Le uniche date certe al momento sono il 22 e il 28 gennaio

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Così come oggi si presenta il panorama i giornalisti andranno al voto, per rinnovare il Consiglio nazionale dell’Ordine e i Consigli regionali, il 22 e 28 gennaio. Come il presidente Iacopino ha disposto all’inizio di novembre. E in contrasto con la riforma dell’Ordine (anche se di vera riforma non si tratta) approvata con la legge sull’editoria all’inizio di ottobre. Riforma che prevede la riduzione del numero dei componenti del Consiglio nazionale (dai 144 consiglieri attuali, cui si sommano i 12 che fanno parte del Consiglio di disciplina, a 60 componenti, compresi i 12 del Consiglio di disciplina, ovvero 40 professionisti e 20 pubblicisti) riequilibrandone il rapporto e portandolo a due terzi e un terzo. Se non una vera rivoluzione certamente una svolta che riduce i consiglieri e allo stesso tempo restituisce alla categoria una proporzione più equa tra professionisti e pubblicisti che in questi anni avevano superato per numero, nel Consiglio nazionale, quello dei professionisti.

Ovviamente per rendere operativa la legge mancavano i decreti attuativi. Che l’allora sottosegretario Lotti aveva assicurato sarebbero stati pronti per la fine di dicembre. E questo avrebbe consentito , in una prima ipotesi elezioni, secondo la nuova normativa, nel mese di marzo. Con la caduta del governo Renzi c’è stata una brusca frenata nella macchina amministrativa dello Stato. E quindi, in linea teorica, si allontanata l’ipotesi di una firma ai decreti per la fine di dicembre. Tutto questo agita molto gli editori che aspettavano questa legge con grandissimo interesse, come aveva detto il 4 ottobre, per conto della Fieg, il presidente Maurizio Costa invocando tempi rapidi proprio per i decreti attuativi.

Allo stesso tempo molti valutavano la fretta di Iacopino d’indire elezioni per un tornaconto personale, come aveva detto, e una stragrande maggioranza lo aveva pensato, Franco Abruzzo a metà novembre: “Iacopino punta a farsi rieleggere dalla vecchia oceanica maggioranza popolata dai pubblicisti”. Lo stesso Iacopino (che va detto ha agito nell’indire le elezioni a gennaio in punta di diritto) aveva protestato su questo blog, per un’ipotesi che avevo avanzato, e cioè che il presidente avesse fatto marcia indietro rispetto a quanto aveva dichiarato a febbraio di quest’anno.

La soluzione per andare al voto con nuova legge sembra ad un certo punto possibile, quando è circolata la voce, alla fine del mese scorso, che l’ormai ex ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva probabilmente già firmato un decreto che proporogava gli attuali consigli nazionale e regionali di sei mesi, così da arrivare a maggio e andare alle urne con la riforma attuata. Ora è tutto fermo, è ovvio che dovranno passare alcune settimane prima che il nuovo governo sia operativo, e intanto si arriverà alla fine dell’anno. Senza la riforma dell’editoria approvata dal Parlamento e con le vecchie norme per quanto riguarda le elezioni dell’Ordine. C’è ancora un appiglio, che il nuovo governo firmi entro l’anno un decreto Milleproroghe dove può inserire anche la materia che interessa i 110 mila giornalisti italiani. Altrimenti per altri tre anni ci terremo una presidenza che avrebbe già dovuto essere arrivata al capolinea.

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