giorgio levi

Elezioni dell’Ordine. La proroga di sei mesi dei Consigli sarebbe già pronta. Ma il governo aspetta il 4 dicembre

orlando

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando avrebbe già firmato il decreto di proroga di sei mesi del Consiglio nazionale e di quelli regionali dell’Ordine dei giornalisti, attualmente in carica.  Il provvedimento di Orlando consentirebbe ai Consigli di restare in carica per il tempo necessario all’approvazione del decreto attuativo che li riguarda (all’interno della appena approvata legge sulla riforma dell’editoria) e andare al voto a giugno con la nuova normativa elettorale. Il sottosgretario Lotti aveva assicurato che i decreti attuativi sarebbero stati approvati entro dicembre, ma ormai ci si è resi conto che il 4 dicembre, giorno del referendum, è una specie di firewall invalicabile per qualsiasi decisione. E questo complica molto il panorama.

Le ipotesi sono due. Renzi vince il referendum, resta in carica il governo e i decreti attuativi ottengono l’approvazione entro il 31 dicembre. La seconda ipotesi è che Renzi perde il referendum e si dimette da capo del governo. Allora lì è un casino. Soltanto un nuovo governo (e nessuno può dire con quali tempi entrerebbe in carica) potrebbe procedere con i decreti, di conseguenza si fermerebbe l’attuazione della legge di riforma dell’editoria (prevista dal 1° gennaio 2017), con prevedibili incazzatute degli editori. E i giornalisti dovrebbero andare al voto il 22 e il 29 gennaio con la vecchia normativa, così come ha già comunicato il presidente Iacopino. Con una certa insofferenza del governo stesso che vedrebbe in questo un tentativo di aggirare la nuova legge. Va detto però che, in punta diritto, la richiesta di Iacopino di tenersi pronti per elezioni del 22 gennaio è ineccepibile. E che se le Camere prima, e il governo poi, avessero accorciato i tempi adesso non saremmo a questo punto. Ma con i se non si va lontano.

Dunque, tutto è rinviato al dopo 4 dicembre. Resta l’appello dei presidenti degli ordini regionali perché “il governo perché sani la contraddizione, armonizzando i tempi del voto con quelli della delega legislativa”. Già, ma quale governo? Quello del 5 dicembre.

 

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