giorgio levi

Nel 2016 una pergamena dell’Ordine dei giornalisti certifica che sono anziano. Ma nel 1978 a 26 anni non ritirai il Telegatto che avevo vinto

pergamena

Era la primavera del 1978, più o meno 38 anni anni fa. Lavoravo (300 mila lire al mese tutte regolarmente in contanti e in nero) a Teletorino International. La televisione degli sporcaccioni per via di quel programma detto “lo spogliarello della casalinga”, la cui popolarità aveva fatto letteralmente il giro del mondo. Ma questa è un’altra storia e prima o poi andrà raccontata. Una mattina di primavera arriva un telegramma che dice che la tv aveva vinto il cosiddetto Premio del Telegatto (inventato da Sorrisi & Canzoni tv qualche anno prima) per una trasmissione sportiva sul mondo della vela, che conducevo con Paolo Bertoldi, ex giornalista della Stampa e poi direttore del mensile Weekend edito da Bolaffi in società con Mondadori. Bertoldi era stato nel 1972 (avevo 20 anni) il primo direttore della mia vita proprio in quel magazine.

Vinciamo il Telegatto perché Ambrogio Fogar, che era amico di Bertoldi (anche lui esperto skipper), appena rientrato in Italia dal naufragio della sua barca nell’Atlantico,  venne a raccontare la sua storia per la prima volta a Elica&Spinnaker, il nostro programma. Era uno scoop sensazionale, pochi giorni dopo il salvataggio il compagno di regata, il giornalista Mauro Mancini, muore di polmonite. La vicenda Fogar aveva catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica, giornali e tv si erano divisi, anche con grande passionalità, tra difensori e accusatori di Fogar, che sostenevano si fosse inventato parte del diario di bordo. Ricordo bene Fogar quando entrò in quello che noi chiamavamo studio 1, il soggiorno di un appartamento in corso Massimo D’Azeglio, con annesso bagno dove era stata ricavata la redazione del telegiornale. Magro, consumato da quei 74 giorni alla deriva, con i jeans sdruciti, le scarpe da velista, il maglione blu alto sul collo. A quei tempi era un personaggio a cui i tutti i giornalisti davano la caccia e lui era venuto soltanto da noi, in esclusiva.  Quella fu la ragione per cui ci venne assegnato il Telegatto.

telegatto

Il fatto è che nessuno sapeva che cosa fosse il Telegatto, il nome era quello di un programma di hit di canzoni che Sorrisi distribuiva a tappeto in tutte le tv italiane, per pubblicizzare il giornale stesso e a costo zero. Ma quella che dal 1984 diverrà la popolare statuetta in bronzo, ripassato in oro zecchino, era a quel tempo un oggetto sconosciuto. Per di più il premio andava ritirato in un bar di Santa Margherita Ligure, il che rendeva assai poco appetibile la trasferta. Così decido di non andare e nemmeno m’informo per sapere se era possibile spedirlo a Torino. Così, il mio Telegatto è rimasto in quel bar e forse è ancora lì adesso.

Tutto questo per dire che il Telegatto è rimasto nella mia testa come un premio che allora aveva accresciuto la passione per il giornalismo, anche se in realtà non era affatto necessario, pompavo il mio ego  già abbastanza così. Oggi invece, 12 dicembre 2016 a Palazzo Ceriana Mayneri, ho intascato la pergamena che testimonia la mia anzianità di appartenza a questa categoria. Esattamente 38 anni dopo quella statuina. Certo, non c’è da essere troppo orogliosi per tutto questo. Significa solo che il tempo ha fatto la sua strada e tu con lui, anche se ne avresti fatto a meno.

La cerimonia di consegna delle pergamene è scivolata via, come tutti gli anni. Nella gloriosa Sala delle Cariatidi alla quale ora mi sento di appartenere con pieno merito. Il cocktail di auguri, con annessi stuzzicosi assaggi mangerecci e buon vino, ha avuto il tradizionale assalto di colleghi impazienti di complimentarsi con te, tenendo una coppa di spumante in una mano e un piatto di agnolottini incandescenti nell’altra. E’ la prima volta, da quando svolgo le funzioni di Tesoriere dell’Ordine dei giornalisti, che acconsento ad un brindisi organizzato da un catering di professionisti. Gli altri anni andavo con la mia macchina al Carrefour a comprare vino e salatini. E siccome non è nel frattempo defunto nessuno per questa ragione, ritengo di essere un ottimo tagliatore di pizzette, Grignolino e soprattutto di costi.

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I tempi tuttavia cambiano, il lavoro è un miraggio, le buste paga si assottigliano, le pensioni sono ferme da anni, i giornalisti hanno sempre più fame (e sete). E il mio Telegatto è ancora a Santa Margherita. Un giorno andrò a cercarlo.

 

 

4 thoughts on “Nel 2016 una pergamena dell’Ordine dei giornalisti certifica che sono anziano. Ma nel 1978 a 26 anni non ritirai il Telegatto che avevo vinto

  1. Caro Giorgio ho letto con attenzione ed anche con un po di nostalgia il tuo bel ricordo del Telegatto rimasto in quel bar di Santa Margherita ligure, degli anni pionieristici delle prime televisioni private con telecamere rigorosamente in b/n anche se il colore iniziava a fare la sua comparsa in quelle piccole stanze di condominio che si trasformavano in studi della diretta e dove sapevi quando iniziavi (sempre in ritardo) ma non ti veniva mai detto quando dovevi smettere. Per te sono 38 candeline, le mie invece sono 40 perchè ho iniziato un paio di anni prima, 1976 Telestudio-Torino in via Carlo Alberto con Pino Barberi e Carlo Vetrugno a cui si aggregherà Pino Maffi per un breve periodo prima di traslocare il suo salotto sexy a TTInternational. Avrei avuto il piacere di poter condividere con te questi ricordi del passato e festeggiare la pergamena frutto di una vita di lavoro appassionante ma non avendo ricevuto alcun invito da parte dell’Ordine nonostante sia iscritto dal 82 (forse perchè non risulto simpatico al Presidente o perchè sono divenuto lo straccione della categoria con una pensione da fame), mi sono rassegnato a leggerti piacevolmente e ad alzare un calice di fresca acqua sorgiva in un abbraccio virtuale a ricordo di quegli anni per me indimenticabili.

  2. caro Eraldo, ma io mi ricordo di te. Prima di Teletorino ero stato anche a Radio Torino quando era a Pinerolo. Poi dopo sono stato a Telestudio e poi a Grp. Con Carlo Vetrugno sono poi andato a Milano dove sono stato assunto coem telecronista sportivo a Retequattro versione Mondadori. Trovi tutto questo, se t’interessa, nel mio libro “Volevo essere Jim Gannon” Edizioni Effedì (è uscito in libreria nel 2012 quindi ora lo trovi su Amazon) dove racconto molto delle tv private dei nostri tempi. Grazie anche per questo tuo ricordo. per quanto riguarda il la tredicesima e l’eventuale bonus non so risponderti ma cercherò di capire. Infine, le pergamene. Vengono consegnate a tutti quelli che compiono 40, 50 e 60 anni d’iscrizione all’Ordine. Quindi se sei iscritto dal 1982 la prenderai nel 2022, il regolamento è così. E a presto.

  3. Leggo per puro caso queste due corrispondenze dell’amico e collega Eraldo Enrietti e di Giorgio Levi. Il tempo è veramente volato. Sembra ieri e non è una banalità affermarlo. Di noi, che abbiamo fatto centinaia di radiocronache ed anche telecronache in giro per il mondo, si ricordano in pochi. Era l’era pionieristica delle cosiddette radio libere. Abbiamo contribuito a tracciare un solco indelebile attraverso radiocronache internazionali. Ci ascoltavano da Bruxelles, da Parigi, da Madrid. Insomma migliaia di tifosi erano con l’orecchio appoggiato alla radiiolina per seguire il nostro raccondo in diretta della loro squadra del cuore. Qualche ricordo in più non guasterebbe. Invece siamo statti accantonati in qualche ripostiglio come polvere sotto il tappeto. Una, calorosa, anche se metaforica, stretta di mano. Gianfranco Accio

  4. Speravo che almeno Eraldo Enrietti, con il quale ho condiviso centinaia di radiocronache per Radio centro 95 o per Grp, riuscisse a leggere questo mio amarcord. Peccato, era un modo come un altro per rivolgergli un cordialissimo saluto. A Giorgio Levi dico invece che nel 2019 arriverò al traguardo della pergamena dell’Ordine. Quarant’anni testimoniano una vita di lavoro, di sacrifici e di passione per una professione che sta perdendo gran parte della sua identità. Ciao a tutti.

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