giorgio levi

E’ di nuovo lunedì. Di che cosa parliamo quando parliamo di giornali

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Oggi avrei  voluto finire il saggio di Raffaele Fiengo sul Corriere (molto consigliato) e iniziare il nuovo romanzo di Alessandro Perissinotto sugli anni del terrorismo a Torino (Perissinotto, oltre ad essere un bravo scrittore, ha lo straordinario merito di scrivere libri di 180 pagine e non le solite 400, che sono ormai un’abitudine e delle quali io ne salto almeno duecento alla volta). Dunque, tutto avevo voglia di fare fuorché scrivere questo post. Però, anche questo lunedì ci sono notizie che messe insieme mi dicono che qualcosa non va.

La Stampa, come ampiamente qui riportato, ha celebrato la scorsa settimana in suoi 150 anni di storia. L’ambiente perfetto, gli amici, i colleghi, leggende e miti, cazzeggi e commozione delle grandi occasioni, festa riuscitissima. Ma alla fine che cosa è rimasto? Una specie di ultimo giorno di scuola, non l’inizio di un’avventura di altri 150 anni. Anche quello slogan il futuro è quotidiano è stonato. Meglio sarebbe stato il quotidiano è futuro, se non altro sarebbe stato più rassicurante per tutti quelli che ci lavorano e ci sgobbano e che ancora non hanno capito dove andrà questo giornale tra meno di due mesi. A oggi non sono stati presentati ai sindacati piani industriali ed editoriali. Come si posizionerà sul mercato? Come cambierà nei contenuti? Quanti giornalisti ci lavoreranno? In fondo le domande più banali. Qui si è giocato molto sulle parole e sui sentimenti, ma l’esperienza dice che con l’immateriale è più prudente andarci cauti. So benissimo che il piano industriale arriverà a cose fatte (o quasi) e che non sarà definitivo. Ci saranno nel tempo aggiustamenti, paragrafi e parentesi, virgole e punti, impegni e disimpegni. L’unica cosa certa è che il padrone o editore o come diavolo si chiama sarà Carlo De Benedetti con i suoi soci, uno dei quali, John Elkann, non avrà più del 5%. La storia delle mutazione Fiat a Torino dovrebbe tenerci ben desti. Infatti, l’intera classe politica cittadina ignora la questione. Speruma bin.

Leggo poi che c’è stato anche il compleanno de l’Unità, poveraccia. Festeggia i 94 anni. Gramsci lo sa? “Una storia lunga e importante” si legge nel messaggio pubblicato sul giornale, accompagnato dagli auguri. Ma ci prendono per il culo? Il giornale è allo sfascio, di nuovo sull’orlo del fallimento, i soci non si mettono d’accordo. Renzi non risponde nemmeno al direttore Staino che chiede che fine faranno. Chiudono o ricapitalizzano? Ora si confronteranno all’assemblea dei soci, slittata nuovamente dopo che era stata programmata al primo primo febbraio. Lì ci saranno la Piesse di Pessina, l’ad Stefanelli e il Pd, con la sua fondazione Eyu. Ci metteranno quattrini o tutti a casa? Silenzio totale. Anche qui.

Last but non least. Il direttore  dell’agenzia Agi (finanziata dall’Eni) Riccardo Luna, che è un giornalista per bene e di buon senso, ma che è evidentemente finito nel gorgo di un’agenzia stampa ormai superata dal tempo, chiede il contributo dei lettori: “Da oggi apriamo Casa Agi, un blog collettivo della redazione dove raccontarvi le nuove iniziative dell’Agenzia, ma soprattutto dialogare con voi. Lo facciamo in un momento critico, quando gli occhi di tutti sono puntati sulle storture della rete, sulla violenza dei commenti che leggiamo sui social, sulle bufale e sul bullismo. Lo facciamo mentre si alzano muri e si chiudono le porte al dialogo con chi non la pensa come noi”. Insomma, lettori online dell’Agi diteci un po’ che cazzo fare perché qui non ci capiamo più niente. Buona fortuna.

A proposito di agenzie stampa. Il Corriere della Sera disdetta il contratto con l’Ansa e ne firma uno con LaPresse di Marco Durante, mezza a Torino, mezza a Milano e Roma. LaPresse è la stessa agenzia a cui Urbano Cairo (presidente di Rcs) ha affidato la scorsa settimana Toro Channel, che ha una redazione ma non un direttore. Tutto torna.