giorgio levi

Ricordate questa pubblicità di Libero? “Non una di meno” ha chiesto al Dipartimento per l’Editoria di escluderlo dai contributi pubblici (5 milioni e mezzo di euro). Ecco perché

La newsletter Charlie del Post ha ripreso questa settimana la vicenda di una pubblicità di Libero del 2019, che aveva sollevato un’ondata di proteste.

Il movimento Non una di meno ha chiesto al Dipartimento per l’Editoria di escludere il quotidiano, diretto da Pietro Senaldi, dall’erogazione dei contributi pubblici, che quell’anno fu di 5.407.119,97. Il terzo giornale più finanziato dallo Stato d’Italia.

Perché? Secondo il movimento Libero avrebbe violato la norma, contenuta nel decreto per l’attribuzione dei contributi pubblici, che vincola l’erogazione “all’obbligo per l’impresa di adottare misure idonee a contrastare qualsiasi forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna”.

Quella stessa pubblicità venne pubblicata anche su La Stampa e su La Repubblica con una immagine ben diversa da quella utilizzata da Libero, come si può vedere qui sotto.

Nel proprio gruppo Facebook Non una di meno spiega così l’iniziativa.

Nel centro del nostro mirino oggi c’è Libero, quotidiano per il quale, inutile dirlo, sicuramente non nutrivamo rispetto, ma alla bassezza dei contenuti si somma il fatto di essere una testata che lucra a spese nostre su una cultura dello stupro e del possesso.

Risale al 2019 la pubblicazione ripetuta di una pubblicità estremamente sessista, già oggetto di numerose critiche, in cui per l’ennesima volta abbiamo visto il nostro corpo ridotto a mero oggetto del desiderio maschile strumentalizzabilie a fini commerciali. Ma oltre al danno la beffa: in quell’anno i finanziamenti pubblici al giornale ammontavano a 5,4 milioni di euro. Non siamo stupite, semplicemente non ne possiamo più e abbiamo deciso di non accettare in silenzio!

Ciò che ha attirato la nostra attenzione è la palese violazione della norma che disciplina i finanziamenti pubblici alle testate giornalistiche. Questa, infatti, sancisce l’obbligo delle imprese “a contrastare qualsiasi forma di pubblicità lesiva dell’immagine e del corpo della donna”, dovere evidentemente ignorato dal quotidiano che ha invece preferito guadagnare ulteriormente pubblicando ripetutamente la pubblicità in questione.❌

Com’è possibile che un quotidiano del genere continui a ricevere finanziamenti pubblici? È inaccettabile! Anche alla luce della palese violazione della norma che dovrebbe regolare tali finanziamenti, pretendiamo una loro immediata sospensione. Che neanche un centesimo sia destinato a finanziare quel giornale”.

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Il Post

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