
Fine della traversata. La navigazione è durata 15 anni. Tanti, per un blog. Un modo di comunicare oggi obsoleto, superato in rete da una rivoluzione digitale che ha una capacità di trasformazione impressionante, mai registrata prima.
Per questo, e per altre ragioni che dirò, Il Times si ferma per quanto riguarda la narrazione sulla trasformazione del giornalismo e sull’evoluzione dell’editoria italiana . Un’idea sui contenuti futuri c’è, ma ci vorrà tempo.
In questi 15 anni ho scritto, quasi quotidianamente di giornali ed editoria, Giorno per giorno sono andato a scavare, a cercare di raccontare quello di cui altri non si occupavano. Una sorta di dietro le quinte del giornalismo italiano. Soprattutto concentrato su Milano e Torino, le due città nelle quali ho lavorato tutta la vita.
Del gruppo Gedi e prima ancora del gruppo Repubblica, del gruppo Finegil, della dismissione giornalistica di Mondadori, dei mutamenti editoriali del gruppo Cairo e de Il Corriere della Sera. Ho cercato di spiegare e analizzare quello che accadeva, del rischio, poi concretizzato di vedere crollare le vendite cartacee, e allo stesso tempo dell’incapacità degli editori di capire l’evoluzione del sistema. Sono alcune migliaia le storie e gli approfondimenti che ho raccontato. Notizie verificate e con i link all’origine di quella informazione.
Tra poco più di 15 giorni La Stampa uscirà dalla proprietà della famiglia Agnelli e cambierà editore. Il gruppo Gedi, cui faceva capo La Repubblica, ha dismesso la sua attività ed è stato ceduto ad un magnate greco (tutto questo lo trovate dettagliato in decine di post su questo blog stesso).
Forse pochi se ne accorgeranno ma lo smembramento, del più grande gruppo editoriale di quotidiani italiani, che aveva come capitale Torino, segna un passaggio cruciale nella storia del giornalismo di questo Paese. Che cosa accadrà, come s’integrerà con AI, quanto riuscirà a vivere in un mondo che è diventato ostile al giornalismo che abbiamo conosciuto e frequentato, non lo so.
Dunque, credo che sia arrivato il momento di chiudere bottega e di non rincorrere ogni giorno brandelli di notizie, spesso inventate. Il mare della rete è in tempesta, nuoto qui dentro da 35 anni, 15 dei quali li ho trascorsi su questo blog, che ho allevato come un figlio. Ora è tempo di salutarsi.
Consentitemi soltanto qualche ringraziamento finale.
Prima di tutto agli abbonati de Il Times, che oggi sono più di un migliaio. Grazie davvero, amici miei. Vi chiedo un piccolo favore, continuate a mantenere l’abbonamento gratuito. Il blog resta attivo, sia come archivio di notizie, sia perché non è detto che non torni a scrivere qui con argomenti diversi da questo, ma che potrebbero interessarvi. Perciò, restiamo collegati. Riceverete la mail soltanto se avrò scritto qualcosa. E ancora grazie.
Un altro ringraziamento va a chi in questi anni, all’interno dei gruppi editoriali, colleghi e dirigenti amministrativi, mi ha tenuto informato, prima di tutti gli altri, su quello che accadeva nelle loro aziende editoriali. Un compito che si è fondato sulla reciproca fiducia e dal quale molti altri, assai meno coraggiosi, si sono defilati per 15 anni, tenendo la bocca ben chiusa ad ogni mia domanda. Su queste generose fonti, giova dirlo, ho mantenuto un riserbo totale. Siete stati tutti preziosi, grazie.
Infine, un ringraziamento a chi è transitato qui per caso. Ai colleghi che hanno fatto finta di niente, a chi ha sempre negato di avere mai letto questo blog, a chi lo ha fintamente ignorato, a chi lo ha considerato carta straccia.
Il Times rimane attivo, come banca dati sulle grandi vicende editoriali italiane dal 2011 in poi non ha confronti. E poi, come ho detto, qualche idea c’è, diversa dal tema giornali. Vedremo.
Un abbraccio sincero e collettivo a chi ha avuto la pazienza, in questi anni, di leggermi.