giorgio levi

I più grandi contaballe nella storia del giornalismo

Claas Relotius

E’ il punto più basso della nostra storia lunga più di 70 anni“. Lo ha ammesso qui Der Spiegel, qualche giorno fa quando che è venuta alla luce la vicenda di Claas Relotius, giornalista del quotidiano, 33 anni. Dopo esser stato messo con le spalle al muro ha confessato di essersi inventato di sana pianta una storia che il giornale aveva riportato con grande evidenza. E’ stato licenziato in tronco. Il suo ufficio nella redazione amburghese dello Spiegel è già stato svuotato. Non si tratta di una figura marginale nel panorama dell’informazione in Germania. Per i suoi reportage ha vinto tutti i più importanti premi giornalistici del Paese, tra cui il Premio per il reporter dell’anno e il Premio Peter Scholl-Latour, ed è stato pure nominato “Journalist of the Year” da parte della Cnn, nonché insignito dell’European Press Prize

Quello del reporter tedesco è un vizietto, non così raro. Il caso certamente più famoso è quello di Stephen Glass, reporter del The New Republic, storico settimanale liberal statunitense. Alla fine degli anni Novanta, il direttore Martin Peretz riceve numerose lettere che segnalano inesattezze riguardo i pezzi scritti da Glass. Perfino sua moglie gli aveva detto che aveva smesso di leggere i suoi pezzi perché li trovava evidentemente fantasiosi e privi di alcuna credibilità. Ma è solo nel 1998 che Peretz decide di prendere di petto la faccenda. Glass esce con un articolo dove racconta la storia di un giovane genietto dei computer che riesce ad infiltrarsi nella rete informatica di una grossa azienda produttrice di software della California, la Jukt Micronics, e che i dirigenti di tale società, stupiti dalla sorprendente bravura del ragazzo, decidono di assumerlo per garantire la sicurezza del sistema informatico. Era tutto falso, licenziato anche lui.

Jayson Blair, invece, fino al 2003 era un giornalista del New York Times. Jayson si mette in luce durante uno stage estivo e la sua carriera procede abbastanza velocemente all’interno della redazione. Un giorno riceve una chiamata dal proprio editore, insospettito dalla straordinaria somiglianza di un suo pezzo scritto un paio di giorni prima, con un altro pubblicato dal San Antonio Express. Blair nei suoi articoli sosteneva di essere in posti dove non aveva mai messo piede, coinvolgeva nei suoi racconti persone che nulla avevano a che fare con le storie delle quali stava scrivendo, copiava interi paragrafi dal Washington Post senza nessuna citazione, si inventava dettagli, testimonianze e indizi. Licenziato e terremoto all’interno della redazione NYT. Blair in seguito si giustificherà dicendo di essere affetto da un disturbo bipolare, scriverà un libro sul suo stesso caso e venderà più di un milione e mezzo di copie.

Domenico De Pasquale è invece italiano. In arte Mingo. E’ uno degli inviati di Striscia la Notizia. Mingo avrebbe inventato di sana pianta (e poi rivenduto) dieci servizi alla redazione del programma di Antonio Ricci. C’è un processo in corso, ma la tesi accusatoria (Mediaset si è costituita parte civile) ipotizzerebbero reati quali truffa, simulazione di reato, falso, calunnia e diffamazione, che coinvolgono anche le moglie Corinna Martino, amministratore unico della Mec Produzioni Srl. L’inviato della popolare trasmissione tv per i suoi servizi avrebbe ingaggiato addirittura dei figuranti per rendere il tutto più credibile. Ovviamente è stato allontanato da Antonio Ricci. Tuttavia la sua carriera, secondo Dagospia, non si sarebbe affatto interrotta. Per lui una fiction, spettacoli teatrali e addirittura qualche riconoscimento.

Credits

Agi