giorgio levi

“Presidente Foa, lei è ebreo?”

Marcello Foa, foto Wikipedia

Stefano Lorenzetti de Il Corriere della Sera intervista il neo presidente della Rai Marcello Foa. Nella lunga chiacchierata, pubblicata qui, ad un certo punto gli chiede: “Lei è ebreo? Glielo chiedo solo perché i suoi detrattori l’accusano anche di questo”.

Ho qualche perplessità.

La prima. E’ una domanda da farsi? Che nesso ci può essere tra l’appartenza ad una religione e l’essere presidente della Rai? E se si fosse chiamato Rossi gli avrebbe chiesto se era cattolico? O se si fosse chiamato Mustafà si sarebbe interessato di sapere se era musulmano?

La seconda. L’intervistatore aggiusta un po’ il tiro e dice glielo chiedo solo perché i suoi detrattori l’accusano anche di questo. Da quando circola il nome di Foa alla presidenza della Rai io non ho letto da nessuna parte che ci sia uno schieramento di detrattori che storcono il naso sulla presunta appartenenza alla religione ebraica. Nè a destra, nè a sinistra. E poi chi sarebbero questi detrattori, il Pd?

La terza. Foa specifica bene che lui è cattolico (l’integrità morale della Rai è salva e il Vaticano può dormire tra due guanciali!). Foa spiega di avere avuto solo un nonno ebreo, ma è una cosa che si perde nella notte dei tempi. Personalmente, se fossi stato al posto di Foa, avrei aggiunto: e se anche così fosse? Sarebbe stato un eccellente inizio di presidenza.

Le parole sono pietre” è un grande libro di Carlo Levi, lui sì ebreo perseguitato. Ma mai come in questo caso le parole sono pietre, sono quasi certo che Foa se lo ricorderà.