giorgio levi

Papa Francesco: i giornali non puntino ad emozionare e stupire

Leggo su L’Avvenire e riporto.

La sfida, il compito, meglio «la missione», è tra le più difficili ma al tempo stesso affascinanti nel mondo d’oggi: “informare correttamente, offrire a tutti una versione dei fatti il più possibile aderente alla realtà”. Lo ha ricordato il Papa nell’udienza ai membri dell’Unione stampa periodica Italiana (Uspi) e della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc) sottolineando come la stampa sia più che mai chiamata a “rendere accessibili a un vasto pubblico problematiche complesse, in modo da operare una mediazione tra le conoscenze a disposizione degli specialisti e la concreta possibilità di una loro ampia divulgazione”.

Un impegno che per quanto riguarda il settimanale diocesano significa anche “sentire in modo particolare con la Chiesa locale, vivere la prossimità alla gente della città e dei paesi, e soprattutto leggere gli avvenimenti alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa”. Elementi che “sono la bussola di un modo peculiare di fare giornalismo, di raccontare notizie ed esporre opinioni”. Uno stile quanto mai utile “nel nostro tempo, spesso dominato dall’ansia della velocità, dalla spinta al sensazionalismo a scapito della precisione e della completezza, dall’emotività surriscaldata ad arte al posto della riflessione ponderata”.

Ecco allora “la necessità di un’informazione affidabile, con dati e notizie verificati, che non punti a stupire e a emozionare, ma piuttosto si prefigga di far crescere nei lettori un sano senso critico, che permetta loro di farsi adeguate domande e raggiungere conclusioni motivate”. In questo modo, ha osservato ancora il Papa, “si eviterà di essere costantemente in balia di facili slogan o di estemporanee campagne d’informazione, che lasciano trasparire l’intento di manipolare la realtà, le opinioni e le persone stesse, producendo spesso inutili polveroni mediatici“.

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L’Avvenire