giorgio levi

Perché ce ne battiamo le balle se un giornalista italiano se ne sta segregato in una prigione della Turchia

L’altro giorno, facendo mia una lodevole iniziativa della Fnsi, ho qui aderito all’appello a favore della liberazione di Gabriele Del Grande, il giornalista italiano detenuto in un carcere della Turchia, imprigionato senza alcuna accusa formalizzata e privato di ogni elementare diritto. Compreso quello di comunicare con un avvocato e con la nostra rappresentanza diplomatica ad Ankara, almeno fino ad oggi giovedì 20 aprile.

Questo è un piccolo blog nell’immenso mare della rete. Perciò non ho mai grandi pretese. Se un argomento funziona bene, altrimenti pazienza, correggo ogni giorno la rotta, fin che trovo la strada giusta. Verifico le fonti delle notizie, cerco conferme, passo al setaccio il web italiano e quello in lingua inglese, i miei riferimenti sono le grandi testate e altri blog che nel tempo si sono costruiti una base solida di credibilità. Questo è il mio mestiere e i risultati nei numeri, almeno fino ad oggi, mi danno ragione.

Il post su Del Grande non ha raccolto grandi lettori, diciamo poco più di trecento. Ma questo blog è rilanciato su Facebook (dove posso contare su circa 1.800 amicizie) e su Twitter, con circa 15 mila follower. Più circa 250 abbonati alla newsletter, che arriva via mail ogni volta che pubblico un post. E 19.200 follower del blog stesso. Insomma, questi numeri per dire che il seguito su Del Grande è stato bassissimo, rispetto ai potenziali miei personali lettori sui social. Su Facebook è stato condiviso da 3 persone e zero retweet su Twitter.

In fondo qual era il senso delle venti righe dedicate alla brutta storia che sta interessando un nostro connazionale? Che il più alto numero di persone condividesse l’informazione, che la facesse girare, che s’indignasse, che pregasse, che invocasse la giustizia. Che nel condividerla dicesse: ma che cazzo di mondo è questo? So che ci sono guai peggiori, le guerre, la fame nel mondo, Trump, Putin, la destra di Salvini, i fanatici di Grillo. So tutto.  Del Grande non lo avremmo liberato, ma avremmo mostrato il lato migliore della nostra coscienza. Anche sui social, dove spazzatura, cagnolini e cazzilli dei vegani raccolgono più consensi della dignità delle persone.

Voglio ricordare che la Turchia, che grazie a Dio non è mai entrata nell’Unione Europea, ha delle galere che sono il peggior luogo dove un occidentale possa finire, peraltro ingiustamente. Ma soprattutto che un caso Regeni lo abbiamo già avuto. Credo che battercene così la balle sia un segno di grave indifferenza, della quale prima o poi potremmo pentircene.