giorgio levi

Il prelievo forzoso dalla pensioni Inpgi. “Ecco perché sarà una condanna anche per chi comincia ora la professione”

Ricevo da Salvatore Rotondo (ex La Stampa) e volentieri pubblico.

Caro collega, mi permetti vero di chiamarti così anche se chi ti scrive è un pensionato? Mi chiamo Salvatore Rotondo, sono in quiescenza dal maggio 2009, dopo 40 anni nell’Editrice La Stampa. Non ho nulla da chiederti, se non di avere la pazienza di leggere queste poche righe fino in fondo e se giudicherai ragionevole quanto sto per scriverti di girarle ad un altro collega attivo.

Probabilmente sei già informato sulla Riforma Inpgi, che i ministeri vigilanti, del Lavoro e dell’Economia, hanno approvato il 20 febbraio scorso con un decreto interministeriale. E sai che ai giornalisti attivi sono stati imposti pesanti sacrifici: l’allungamento dell’età pensionabile, il calcolo con il contributivo secco e condizioni meno vantaggiose per chi va in disoccupazione.

Saprai anche che il Cda ha deciso, a maggioranza, di imporre un prelievo forzoso sulle pensioni. Spiegando che per equità anche i colleghi già in quiescenza devono fare la loro parte. Il ragionamento di per sé non fa una grinza. Con una differenza di sostanza: che le nuove regole sui giornalisti attivi rientrano nelle competenze di un istituto di previdenza, mentre la delibera specifica sulle pensioni è in palese violazione delle leggi vigenti e della Costituzione. In ogni circostanza i sostenitori del prelievo forzoso “dimenticano” poi di spiegare che i pensionati Inpgi hanno già contribuito negli ultimi anni con il blocco delle perequazioni e il contributo di solidarietà, con un esborso già costato 30 milioni di euro rimasti nelle casse dell’istituto, che alla fine del 2017 diventeranno 36.

E’ comprensibile che tu stia pensando: ma guarda che faccia di bronzo questo vecchio che si appiglia a un cavillo per negare un contributo che gli viene chiesto per salvare il nostro istituto di previdenza. Ma ti prego continua a leggermi.

Hai mai assistito allo smascheramento che a volte gli illusionisti concedono agli spettatori spiegando in che cosa consiste il trucco che ha permesso loro di ingannarli? Un volta acquisita la spiegazione ci si chiede: come ho fatto a non accorgermene? Eppure il bravo illusionista riesce sempre e comunque ad ingannare la platea.

Ma non è il caso della presidente Inpgi Marina Macelloni e di chi nel Cda ha votato a favore della delibera sul prelievo forzoso. Loro non sono bravi illusionisti. Tutt’altro, sono dei giocatori di tre carte ed anche modesti. Che richiamando l’attenzione sul dovere dei pensionati di essere solidali tentano di distrarre la platea degli attivi dal DOPPIO sacrificio a cui sono chiamati. Quello attuale, perfettamente calcolabile, e quello nel loro futuro da pensionati: un rischiosissimo salto nel buio.

Se oggi passa il precedente che un istituto di previdenza può decidere amministrativamente il taglio delle pensioni, in spregio alle norme di legge, alla Costituzione e alle sentenze della Cassazione, chi potrà infatti impedire ai presenti o ai futuri amministratori di prolungarlo per sempre e, quando lo riterranno necessario, di raddoppiarne o triplicarne l’importo?

Volevo insomma farti sapere che la richiesta di sospensiva che stiamo valutando di presentare al Tar del Lazio e gli eventuali ricorsi ai giudici del lavoro hanno certamente lo scopo di impedire il prelievo. Che non ci cambierà la vita. Ma sopra ogni altra cosa quello di difendere un diritto che è stato conquistato dai nostri padri e che io intendo consegnare intatto a mio figlio”.

Un caro saluto
Salvatore Rotondo

salvatore.rotondo@libero.it