giorgio levi

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino si è dimesso: “Tutto finisce. L’equo compenso assassinato dal fuoco amico!”

Enzo Iacopino si è dimesso da presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Lo ha annunciato prima al Consiglio e poi con un tweet, la notizia non compare sul sito dell’Ordine.

E poi aggiunge, non insultiamoci. Perché poi?

Sul profilo Facebook della sua creatura Toc Toc Tribù il discorso di addio pronunciato stamattina al Consiglio dell’Ordine.

È tempo di bilanci, per tutti. Faccio il mio e traggo le conclusioni. Oggi onorerò l’impegno di ricevere il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, che viene a visitare la “casa dei giornalisti”.  Lo accoglierà una frase, incisa sulla porta d’ingresso: “Il dovere della verità”. Parole.

Considero il gesto del segretario di Stato Vaticano un atto di attenzione per tutti noi e, permettetelo, di amicizia personale perché ha trovato la possibilità, gli sportivi direbbero in zona Cesarini, per questo incontro nei tempi che gli avevo illustrato come conclusivi. Glielo avevo partecipato nella sede del Centro italiano di solidarietà (la mia seconda famiglia) fin dal 22 dicembre. Lo preciso per evitare che le chiacchiere – quante energie sprecate! – leghino quanto sto per dirvi a recenti fatti minori.
Ho un’idea del dovere che mi imponeva di seguire l’iter parlamentare della così detta legge di riforma sulla quale spendo solo poche parole per sottolineare la strana idea di democrazia di alcuni che si confrontano in assemblee, come si fa, per accettarne le decisioni solo se queste corrispondono ai loro disegni e alle loro strategie.
Miserie.

Colgo l’occasione di questi ultimi momenti del Consiglio per annunciare che nei tempi più brevi, legati solo ai doveri di adempimenti di decisioni già prese dal Consiglio e dall’esecutivo, consegnerò al vice presidente, Santino Franchina, le mie dimissioni da presidente, per quanto di conseguenza.
Ho sognato di imporre una svolta nella vita e nella gestione dell’Ordine.  L’avvenuta moralizzazione nell’impiego dei soldi dei colleghi, un obiettivo che sembrava impossibile, grazie all’aiuto di tanti, è cosa che mi inorgoglisce. Abbiamo una “casa”, la “casa dei giornalisti”, frutto di una sana amministrazione e di un impiego responsabile dei soldi dei colleghi. Dubito si possa ritornare alle spese allegre del passato o ad un impiego improprio, comunque mascherato, delle risorse.

Il resto è buio pesto. L’equo compenso, una battaglia dell’Ordine tesa a dare dignità e speranza alle migliaia di “ultimi” di tante età, è morto.
Assassinato da fuoco amico! Da chi ha accettato che si codificasse il prezzo della schiavitù: 4.980 euro (tasse, spese, foto, video, abstract per l’on line) per il lavoro di un anno. Vergogna, non per chi lo impone, ma per chi tra noi se ne è fatto complice.  Il recupero della credibilità della categoria si è rivelato un vero fallimento. Prevalgono un gioco perverso e irresponsabile di opposte militanze, il settarismo, la superficialità, le urla, le volgarità. C’è chi si compiace di galleggiare tra gelati e patate. Perfino la trasmissione di segnalazioni ai Consigli di disciplina territoriali, un atto imposto dalle leggi e dalle norme interne, diventa materia per polemiche, alimentate da “professori del diritto” che si dividono equamente tra analfabeti del diritto e oltre Non so dove siano finiti il rispetto rigoroso per la verità e per la dignità delle persone, al quale ci ha richiamato Papa Francesco.  No, non riesco a ritrovarmi più in questo modo di fare informazione.

Il “padrone” non è il lettore, come scriveva Indro Montanelli, ma per alcuni l’interesse a volte personale, il businnes, il burattinaio di riferimento, contribuendo ad alzare barriere, a creare ghetti, ad alimentare un clima che non porterà a nulla di buono per il Paese. Ho provato, ho tentato di evitare questa deriva legata anche a norme che consentono ad editori improvvisati non solo di maramaldeggiare sfruttando i colleghi, ma di piegare il bene primario dell’informazione ai loro interessi.  Non ne sono stato capace. Scusatemi, se potete. Ne prendo atto e ne traggo, appunto, le conseguenze. Enzo Biagi sosteneva che l’informazione è come l’acquedotto e si impegnava a non portare acqua inquinata nelle case dei suoi lettori.  Non mi pare sia così. Non è così.

Grazie a tutti, a tutti.  Grazie soprattutto a quanti si asterranno – cito Cesare Pavese, senza ipotizzare le sue conclusioni personali – dal fare pettegolezzi.
Buona fortuna a tutti voi.

Enzo Iacopino.