giorgio levi

Quella cazzutissima convinzione che i giornalisti si possano non pagare

nadi

Nedo Nadi, 5 medaglie d’oro in una sola olimpiade, 1920 Anversa.

Quando ho compiuto sette anni la  mia mamma mi ha iscritto ad un corso di scherma alla scuola elementare Giosuè Carducci di Torino. Le lezioni erano affidate ad un capitano dell’esercito. Uno che aveva fatto la guerra in Cavalleria e che ci fiorettava con la lama sulle chiappe e sulle gambe: “Se vuoi diventare come Nedo Nadi tieni la posizione giusta!”. Finita le lezione tornavo a casa di mia nonna, un po’ dolorante ma temprato, e le sue amiche mi dicevano: “Ma che bravo Giorgino! Hai giuocato a scherma!”. Quello che mi faceva incazzare non erano le vigorose fiorettate , ma quel giuocato a scherma. Ma come sarebbe a dire, rimuginavo, la scherma è uno sport, altroché un giuoco. Fanculo non lo sapevo ancora, ma lo pensavo.

Quando ho iniziato giovanissimo a fare il giornalista le amiche di mia mamma dicevano: “Ma che bravo Giorgino che fa il giornalista! Ma qual è il suo lavoro?”.  Leggendo il bollettino di guerra di questi giorni la cazzutissima convinzione che fare il giornalista sia una specie di divertimento e non un mestiere, e che quindi si possa benissimo essere non pagati, mi fa pensare che 40 anni siano passati inutilmente.

E’ di poche settimane fa la decisione dell’intera redazione del Giornale del Piemonte di dimettersi in blocco perché da dicembre non vedevano il becco di un quattrino in busta paga. In questo stesso periodo il presidente dell’agenzia La Presse Marco Durante ha deciso di trasferire la quasi totalità della redazione di Torino (dove era nata settant’anni fa) a Milano. Chi ci sta bene, chi ha famiglia e non può viaggiare quattro o cinque ore in treno tutti i giorni se ne può andare. Telecity, emittente storica di questa regione, ha annunciato il licenziamento di 69 persone, tra tecnici e giornalisti. Così che si fa. Fuori da qui non va molto meglio.  Sant’Antimo, un comune vicino a Napoli, ha indetto un bando di concorso pubblico per assumere addetti stampa specificando che non avrebbero avuto per il loro lavoro alcun compenso, gratis insomma.

Un po’prima di Natale un tizio che collabora con un giornale di un paesino vicino a Torino ha chiesto all’Ordine di avere il tesserino da pubblicista. Alla domanda di mostare le ricevute dei pagamenti per il suo lavoro di due anni si è guardato intorno stupito e ha detto: “Ma come? Io lo faccio gratis!”. Interrogato il direttore, anche lui, quasi indignato, ha risposto: “Ma noi lavoriamo tutti gratis! Lo facciamo per la comunità!”.

E’ come la scherma. Un giuoco. Fatevene una ragione e sarà meglio per tutti.