giorgio levi

Michele Santoro querela La Stampa: “Non ho compensi per il mio lavoro”. Stupore degli abbonati alla luce

A Michele Santoro non era piaciuta questa inchiesta dell’8 febbraio de La Stampa. E questo articolo del 9 febbraio nemmeno, per la verità. Così, oggi ha deciso di querelare il direttore del quotidiano Maurizio Molinari.  Sul sito del programma televisivo Servizio Pubblico ha postato questo comunicato stampa.

“La pubblicazione da parte de La Stampa della falsa notizia secondo cui il sottoscritto percepirebbe dalla Rai 2,7 milioni di euro per la realizzazione di tre programmi televisivi ha sollevato un enorme clamore mediatico. Comunico di aver dato mandato ai miei legali di fiducia, Andrea Fiore e Lorenzo Borrè, di agire nelle sedi competenti al fine di tutelare la mia immagine e la mia identità personale e professionale. Le cifre indicate, come già precisato nella mia richiesta di rettifica inviata al Direttore de La Stampa, pubblicata tardivamente e senza la giusta evidenza, sono comprensive di tutto quanto è necessario alla realizzazione delle trasmissioni: redazione, riprese, montaggi, studi, regie, diarie e così via. La società Zerostudio’s deve consegnare dodici puntate di tre differenti programmi ‘chiavi in mano’ e una riedizione di una serie di “Sciuscià”. Il pagamento avverrà solo a consegna avvenuta. Invece con una impaginazione suggestiva si crea volutamente una confusione nel pubblico collocando tra i compensi dei cosiddetti “vip” le cifre di un contratto di acquisto che riguarda la società Zerostudio’s che attualmente è una Spa e di cui non sono l’unico socio. Così si scredita la mia figura e si danneggia l’attività professionale di un gruppo di lavoro. Sono stato costretto ad adire le vie legali dopo che anche “La Stampa” non ha colto il mio invito a controllare l’intera contabilità delle puntate già realizzate in perdita accertando che non esistono compensi per il mio lavoro”.

Michele Santoro.

Ora, siccome a casa ho la luce pago anche l’abbonamento alla Rai. Ovviamente non è una scelta, se non pago mi tagliano i fili della corrente elettrica. Così, si spengono anche il frigorifero, i termosifoni, il boiler, la luce, il computer, l’aspirapolvere, il forno a microonde, le lampade di casa e il gigantesco ambaradan energetico che ci consente di abitare su questo pianeta. Sono abbonato anche a Netflix e a Mediaset, ma è una scelta. Posso anche decidere di smettere, ma le bistecche nel freezer resteranno salve. Perciò quando un giornale come La Stampa pubblica il dettagliato elenco di quanto intascano le star (be’, star) televisive, cioè quelle che io pago con la bolletta elettrica, ovvero i nostri dipendenti, io sono al settimo cielo. Evviva, tre volte.

La Rai ha anche detto che si trattava di documenti riservati. Riservati a chi? Forse non hanno il senso dell’umorismo, certo gli manca quello del pudore. Mi tocca dare ragione a Brunetta, e solo io so quanto mi costa, che dice: “Chiedo di sapere quali iniziative di propria competenza i vertici Rai intendano assumere al fine di rendere ufficialmente noti i compensi percepiti dai conduttori, giornalisti e dalle cosiddette star della tv in modo da applicare in maniera integrale il principio di trasparenza, così come previsto dalle disposizioni di legge”.

E la domanda finale è: ma Michele Santoro lo fa gratis?