giorgio levi

Gramellini al Corriere potrebbe valere 20 mila copie in Piemonte. L’integrazione della Stampa nel gruppo Espresso apre un varco a Cairo pronto a lanciare la sfida del secolo

gramellini

E’ tutto avvolto nella nebbia, come sempre. Ma voci milanesi sempre più consistenti danno addirittura per imminente il passaggio di Massimo Gramellini al Corriere della Sera. Il direttore creativo di Itedi naturalmente non scuce verbo. Dice che ha ricevuto un’offerta. E fine. Altri sostengono che al Corriere curerà la rubrica Il Caffè, una sorta di replica del Buongiorno di oggi. E che potrà spaziare su tutti i magazine della Cairo Editore. Chiacchiere, anche perché appare assai improbabile che Gramellini abbia ambizioni di notista per Diva&Donna, DiPiù o Nuova Cucina. Se è vero il suo passaggio a Rcs si parla di Corriere della Sera, non delle frattaglie (che rendono pacchi di quattrini, ma pur sempre di serie B si tratta). C’è poi da aggiungere il progetto di un dorso Nord Ovest con redazione centrale a Torino che pare già ben avviato. E che proprio Gramellini sia l’uomo giusto per Cairo per scardinare il monopolio dell’informazione giornalistica piemontese nel momento in cui  Stampa-Repubblica sarà cosa fatta. Più o meno intorno a marzo.

Cairo non è certo uno che si tira indietro e in quel colosso monopolizzatore vede aprirsi un varco. Sempre i soliti rumor lombardo-piemontesi (ma questa è tutta la ciccia che c’è oggi) ipotizzano che il dorso potrebbe rendere anche 20 mila copie giornaliere. Buttale via, di questi tempi. Gramellini che ha una conoscenza così approfondita di questo territorio potrebbe essere così la pedina vincente. Proprio lui che, con l’uscita di Mario Calabresi, sembrava destinato a diventare il numero uno di via Lugaro e che John Elkann aveva stoppato prima che provasse a sedersi sulla poltrona di direttore. Com’è noto ama la scrittura, non è un uomo di macchina come i suoi colleghi del giornale sanno bene, ma è un personaggio popolare anche televisivo, non gli mancano le idee, creatività e conoscenza del mercato. E’ perfetto per il suo presidente granata Cairo.

D’altra parte il direttore Luciano Fontana il 12 luglio aveva già spiegato (e riportato anche qui da questo blog) a Prima Comunicazione come vedeva il Corriere del futuro: “E’ un giornale tradizionalmente molto radicato al Nord e in alcune aree adesso abbiamo una libertà d’azione più ampia di quanto ci consentisse il precedente assetto societario di Rcs in cui la presenza di Fca consigliava comportamenti non aggressivi nel Nordovest. Insomma, molti milanesi saranno anche attratti dall’offerta web della concorrenza, ma non c’è dubbio che ci saranno tanti piemontesi e liguri che preferiranno il sistema del Corriere più vicino ai loro valori e tradizioni, rispetto a quello di Repubblica, giornalisticamente ottimo, ma con caratteristiche politico-culturali ben definite. E per quanto riguarda La Stampa, vedremo cosa ha in mente di fare. Sarà una sfida bella e difficile. Io sono e resto un ottimista”.

Dunque, nulla nasce per caso. Del Corriere della Sera in Piemonte se ne parla da anni, la differenza è che oggi Rcs è libera dal cappio di Fca, che di fatto ne impediva progetti di concorrenza a Torino. E soprattutto ha un editore che non vuole stare alla finestra. Forse adesso è davvero arrivato il momento di alzare il velo. Le risorse a quanto pare ci sono e potrebbe anche arrivare l’uomo giusto, nel momento giusto e al posto giusto.

 

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