giorgio levi

John Elkann a metà del guado tra Gedi e Juventus. Con la spina nel fianco di sua madre Margherita che non rinuncia a rivendicare l’eredità dell’Avvocato

Un anno complicato il 2022 per John Elkann, l’erede dell’avvocato Agnelli a capo di una delle maggiori industrie automobilistiche del mondo, di un discreto impero editoriale e della più titolata squadra di calcio italiana. Con la spina nel fianco di sua madre Margherita che non molla di un centimetro le sue rivendicazioni sull’eredità dell’Avvocato.

Qui ci occupiamo di editoria, non di automobili e non di calcio. Tuttavia questi tre elementi s’intersecano, soprattutto per ragioni economiche, e hanno un peso su Exor, la finanziaria di famiglia Agnelli-Elkann che governa l’intero patrimonio industriale ed editoriale. In un suo reportage dell’11 dicembre scorso Articolo 21 scrive: “Gli impianti italiani di Stellantis sono in grande affanno per i ritardi nell’arrivo dei nuovi modelli Fiat, Alfa Romeo, Maserati, Lancia. Lo stabilimento di Grugliasco è stato chiuso e la produzione è stata trasferita a Mirafiori, un tempo la fortissima cittadella operaia di Torino. I sindacati da tempo sono in allarme. La produzione delle fabbriche italiane cala salvo poche eccezioni (come la Fiat 500 elettrica prodotta a Mirafiori e l’Alfa Romeo Tonale a Pomigliano); traballa l’occupazione tra cassa integrazione, pensionamenti ed esodi incentivati”.

Elkann è impatanato anche con Gedi, editore de La Repubblica, de La Stampa e di un gruppo di quotidiani ereditati dalla Finegil di De Benedetti, ai quali Gedi ha già dato un ampio taglio, vendendo una buona parte di testate locali che erano il vanto dell’Ingegnere. I numeri non giocano a favore. Secondo quanto pubblicato qui da Professione Reporter, che ricostruisce gli ultimi tre anni di Repubblica e Stampa, i numeri sono questi: “Era il dicembre 2019. Ad aprile 2020, in pieno “Covid storm”, Elkann nomina due nuovi direttori, Maurizio Molinari a Repubblica e Massimo Giannini a La Stampa. Molinari diventa anche direttore editoriale del Gruppo, gli vengono consegnate le chiavi della trasformazione. Repubblica in quel momento vende (carta più digitale) 188.600 copie al giorno, La Stampa 118.200. Ad aprile 2022, Repubblica è a 142.100 e La Stampa a 98.200. Prendendo dati ancor più recenti, quelli di settembre 2022, troviamo la Repubblica a 137.130, meno 12,8 per cento sullo stesso mese del 2021 e La Stampa a 97.000, meno 8,8 per cento sul 2021. La perdita sul settembre 2019 è del 31,5 per cento (Repubblica) e del 27 per cento (La Stampa)”.

Dunque, in circa tre anni Repubblica con Molinari e Stampa con Giannini hanno perso rispettivamente il 31,5% e il 27%. Mica uno scherzo. Con il progetto Digital First erano stati annunciati per Repubblica 500 mila abbonamenti entro il 2023, e oggi siamo a 100 mila. Il Corriere della Sera ha venduto nel settembre di quest’anno 262.900 copie al giorno, +3.4% rispetto allo stesso mese del 2021. E’ vero che sui numeri si può discutere a lungo, si possono fare mille scorpori, ma La Stampa ora viaggia sulle 80 mla copie. E nella classifca delle vendite è già stata superata anche da Avvenire.

Sul fronte del calcio Elkann ha ora una grana mastodontica con Juventus, con tutti i risvolti sportivi e legali che potrebbero scaturire dalle inchieste in corso. La società è quotata in Borsa, per cui ogni frana diventa un terremoto. Elkann è andato negli anni in soccorso del presidente, suo cugino Andrea (con il quale non ha mai avuto un buon rapporto fin da quando erano ragazzi), versando nelle casse centinaia di milioni di euro per ripianare i debiti. Ora ha piazzato ai vertici uomini di sua fiducia che si metteranno a fare i conti. Alcuni sostengono che potrebbe vendere tutto (una valutazione di oggi è di circa 1 milardo di dollari, anche per via dello stadio di proprietà), ma se il titolo a Piazza Affari non mantiene il segno positivo per qualche mese chi compra la Juventus?

Certo, Elkann dovrà prendere qualche decisione. Sul fronte editoriale i soliti rumors parlano di una cessione di Repubblica a Danilo Iervolino, l’imprenditore campano che ha già rilevato da Gedi L’Espresso (ma chi lo compra?), ma potrebbero esserci altri acquirenti, anche dall’estero. Gedi potrebbe tenersi La Stampa per affezione, nominando finalmente un direttore torinese, più adeguato alla storia del giornale.

Qualche anno fa sembrava che Elkann fosse vicino qui ad un accordo con Xavier Niel, a cui lo lega una vecchia amicizia, proprietario di Iliad, che ha allargato a dismisura il suo impero nelle telecomunicazioni e ha interessi anche nel mondo dell’editoria. Nel febbraio 2020, tramite la sua holding personale, ha acquisito il 100% del Gruppo Nice-Matin, che pubblica Nice-Matin, Var-Matin e Monaco-Matin. E possiede anche l’11% del quotidiano marsigliese La Provence, di cui Bernard Tapie è l’azionista di maggioranza. Elkann a livello europeo è l’azionista di maggioranza di The Economist, il prestigioso settimanale britannico. Ma soprattutto il miliardario francese ha rilevato, a gennaio di quest’anno, quasi tutta la quota che apparteneva al banchiere d’affari Mathieu Pigasse nella società Le Nouveau Monde azionista di riferimento nella holding Le Monde Libre che controlla il gruppo editoriale. La partecipazione di Pigasse è così scesa dal 51% al 2%, mentre Niel ha ottenuto il 49%, la stessa quota detenuta dall’uomo d’affari ceco Daniel Kretinsky. In realtà, qualsiasi ipotesi di accordo con Elkann venne ampiamente smentita già allora. Ma Niel è sempre a caccia e potrebbe essere il partner affidabile, con sostanziosa dote.

La grana supplementare per John è sua madre Margherita, che da anni rivendica diritti sull’eredità del padre l’avvocato Agnelli e che ora è tornata con prepotenza alla carica. Margherita ha sposato in seconde nozze Serge de Pahlen, russo naturalizzato francese con il quale vive a Parigi e dal quale ha avuto 5 figli. Ma è anche la madre di Lapo e Ginevra. Quindi, 8 figli.

John, che è figlio dello scrittore Alain Elkann (primo marito di Margherita, un vero signore d’altri tempi) avrà dunque un 2023 di durissime battaglie. Da tutte queste, che come si è visto, s’intersecano tra loro, dipenderà anche il futuro della più importante casa editrice italiana di quotidiani.

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