giorgio levi

Quel giorno che il virus scomparve ordinarono di chiuderci in casa. E milioni di persone si ribellarono

Nel piccolo ospedale di Collemarino di Sotto alle 12 del 21 aprile del 2021 non si era registrato ancora nessun caso di Covid. Parve strano al medico di turno del pronto soccorso. Con il focolaio della Rsa che aveva contagiato l’intero paese non sembrava possibile che a mezzogiorno fossero a zero. Così, telefonò alla Asl di riferimento. Il numero era occupato e non ci fu verso di trovare la linea libera fino alle due del pomeriggio. Il centralinista della Asl, che aveva la mamma nella Rsa, non riusciva a smistare le telefonate che arrivavano a centinaia dai presidi sanitari della zona.

Tutti con il medesimo messaggio: oggi zero contagi. Alla stessa ora altre centinaia di ospedali in tutto il Paese registravano lo stesso dato. Alle 21 un comunicato stampa del ministero della Sanità dichiarava: oggi in Italia zero contagi, zero decessi. Quasi in contemporanea i governi di Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Russia convocavano conferenze stampa simili tra loro: oggi 21 aprile 2021 non si sono registrati casi di contagio da Covid 19.

Il presidente del Consiglio Marione Dragoncello alle 23 riunì d’urgenza i ministri e il Comitato scentifico. Il capo degli scienziati Brusaghisa dichiarò: è un fatto gravissimo, potrebbe trattarsi di una variante pericolosissima del Covid. E’ come se il virus si fosse nascosto per esplodere poi in modo devastante. Dobbiamo chiudere tutto”.

A mezzanotte meno qualche minuto il premier Dragoncello si presentò davanti alle telecamere per una diretta straordinaria su tutti i canali televisivi: “Sono ore terribili, siamo di fronte alle più grande emergenza sanitaria nella storia del Paese. E’ necessario un lockdown durissimo, per i prossimi 7 giorni nessuno potrà uscire di casa. Chiusi anche i servizi essenziali, farmacie, supermercati, negozi di alimentari, dovrete mangiare con quello che avete in casa. Saranno chiusi anche gli ospedali. E’ vietato aprire le finestre e sostare sui balconi. L’esercito del generale Nipotiello vigilerà sul rispetto delle norme”. Alle 2 della notte nelle vie delle città comparvero i primi blindati e qualche carroarmato.

A Milano, nel quartiere di Porta Romana, il ragionier Pinzimonio, che aveva il cane che gli pisciava in casa, fu arrestato (con il cane) e ammanettato sul marciapiede (il cane no). Tradotto in carcere riuscì a cenare, che a casa aveva il frigo vuoto.

Alle 3 del mattino Enrico Mentina aprì le maratone televisive. Il clan dei virologi guidati dal professor Furioni si divise i compiti. Chi da Mentina, chi da Bruno Ape, chi in un talk improvvisato nelle centinaia di canali che si contendevano un epidemiologo qualunque. Per tutti la domanda era: dov’è il virus? Alle 5 del mattino anche Chi l’ha visto irrompeva sugli schermi.

All’alba del giorno 22 non si era ancora registrato nessun caso di contagio. E così fu per tutti i giorni successivi. Poi, il giorno 25 aprile la svolta. Comparve un tweet anonimo: “Adesso basta! Tutti fuori! Ribelliamoci! Vogliamo respirare! Scendete in strada!”.

Fu così che milioni di persone stremate dalle restrizioni, affamate e assetate, con gli occhi lucidi dalla commozione spalancarono le porte delle loro case e si riversano in strada. Nelle stesse ore Berlino, Londra, Parigi, New York, Mosca furono sommerse dalla più imponente marea umana che la storia ricordi. E tutti si baciavano, si abbracciavano, uomini e donne si gettavano nudi nelle fontane nonostante le temperature rigide, i ragazzi facevano l’amore nei prati dei parchi, sulle spiagge, in mezzo alla neve, i ristoranti spalancarono le porte, scorrevano fiumi di vino e di birra. Un pronipote de “I Giganti” mise un fiore dentro il cannone di un carroarmato (ma questa la capiscono in pochi).

Il clan dei virologi, in evidente stato di confusione, tentò l’ultimo ammonimento: “Così moriremo tutti in tre giorni”. Il premier Dragoncello chiese una diretta, ma i network televisivi gliela negarono. Alle 22 del giorno 25 aprile 2021 rassegnò le dimissioni nelle mani del presidente Gregorio Mattarellum, che era ad abboffarsi in un ristorante di Trastevere.

Nei giorni e nei mesi successivi non si registrarono più casi da Covid 19 in nessun angolo del pianeta. Il virus era sparito.

Esattamente nella primavera di 10 anni dopo tracce del Covid 19 furono rilevate in un pipistrello venduto, cotto e condito di salse, su un bastoncino ad uno streetfood della città di Wuhan, in Cina.

A gustarsi la leccornia una coppia sposata quella mattina, che il giorno successivo sarebbe partita in viaggio di nozze per Roma.

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