giorgio levi

Il socialista che non volò mai. Nonno Giuanin, il motorista della leggenda dell’aria Arturo Ferrarin

L’uomo in basso in questa fotografia è mio nonno Giovanni Giuanin Sesia, il papà di mia mamma. Al centro dell’immagine un gigantesco motore di aereo. La foto è stata scatta presumibilmente nel 1919. Dunque, 102 anni fa.

Intorno al motore gli operai che lavoravano alla Fiat Aeritalia di Torino, la più avanzata industria aeronautica d’Italia. Come si può notare tutti indossano la tuta da lavoro (ben ingrassata), l’unico con camicia bianca aperta sul collo è Giuanin.

Quel motore verrà montato sull’aereo di Arturo Ferrarin, vera leggenda dell’aria di quei tempi. Ferrarin fu sottotenente di complemento e pilota di caccia dal gennaio 1918 nella Sezione staccata per la difesa di Bergamo della 122ª Squadriglia, poi nella 108ª Squadriglia Nieuport di Trenno e poi nella 82ª Squadriglia. Fu poi fu aggregato alla 91ª Squadriglia dal 22 gennaio 1919 al 18 marzo 1919, quando fu inviato al Comando Centro Formazioni Squadriglie di Torino e poi, dal 1º aprile 1919, al Comando Deposito Aviatori di Torino.

Giuanin indossa la camicia bianca, o una tuta da lavoro bianca, perché proprio in quell’anno fu nominato motorista ufficiale di Ferrarin. Era il tecnico che metteva a punto il motore del velivolo prima di portarlo sulla pista di decollo.

L’anno dopo (1920) Ferrarin acquisterà fama mondiale con il raid Roma – Tokyo, compiuto con il tenente Guido Masiero, a bordo di velivoli S.V.A.9 del Regio Esercito in legno e tela. Di quella impresa fecero parte anche i motoristi Cappannini e Maretto.

Giuanin avrebbe potuto forse essere uno dei motoristi, di quella o di altre imprese. Ferrarin un giorno nel 1919 gli chiede: “Sesia, perché non vola una volta con me? Così proviamo”. Il nonno gli risponde in torinese: “Per carità, monsù Ferrarin, meglio che stia a terra”.

Il nonno si era sposato da poco e nel ’25 sarebbe nata mia mamma. Tutto avrebbe fatto fuorché lasciare sola Michina (Domenica) sua moglie. Nel ’22, all’avvento del fascismo, Giuanin non s’iscrive al partito del duce. Nel maggio del ’39, quando Mussolini viene a Torino ad inaugurare lo stabilimento Fiat di Mirafiori, si fa due giorni di prigione preventiva. Fiat Aeritalia qualche settimana dopo gli chiede, per l’ennesima volta, d’iscriversi al partito. E lui risponde no, grazie. Come aveva sempre fatto in tutti quegli anni.

Così, il bravo motorista di Arturo Ferrarin, il ragazzo che avrebbe potuto compiere una di quelle imprese di volo, perde il suo apprezzato e prezioso posto di lavoro.

Giuanin non volerà mai nella sua vita.

Ma fu un bravo motorista socialista e un antifascista militante.

Post scriptum. Quest’anno sono trascorsi 80 anni dalla scomparsa di Ferrarin.

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