giorgio levi

Di Maio ci prova: gli editori hanno le mani in pasta ovunque. L’irresistibile voglia di chiudere la bocca alla stampa

In teoria non dovrebbe più fare notizia. Anzi, le esternazioni della coppia Di Maio-Salvini hanno raggiunto un tale livello d’insopportabilità che i tweet o i post su Fb sarebbero da ignorare, senza troppe discussioni. E’ un po’ come al tempo del terrorismo: i comunicati delle Br sono da pubblicare o li ignoriamo per non dare loro alcun alibi? Allora se ne discuteva molto nei giornali, poi i comunicati finivano invariabilmente in pagina. Così è per il duo horror di questo governo. Che se non ci fosse il professor Conte che ci fa ridere sarebbe durissima andare avanti.

Ad ogni buon conto questo è il post.

Di Maio ripete il tormentone che ci ha accompagnato per vent’anni con i governi Berlusconi: “L’operazione di discredito di questo governo da parte della stampa continua”. All’ex Cavaliere sappiamo com’è andata.

Il rovello, il tormento, l’idea che i giornali possano raccontare che cosa accade in questo sporchissimo mondo politico di oggi non è sopportabile. E allora Di Maio tira fuori il tormentone dei contributi pubblici “mascherati come la pubblicità da parte dei concessionari di Stato”. E non pago si domanda: “Quanti soldi prende Repubblica dai Benetton?”.

Piuttosto, che cosa vuole dirci il secondo vicepremier? Di Maio ha l’illuminazione: “fare una legge per garantire che gli editori siano puri e i giornalisti liberi di fare inchieste su tutte le magagne dei prenditori”. Io penso che Di Maio sia così ignorante da non non avere nemmeno la percezione che quel tipo di legge non solo non è consentito dalla Costituzione, ma anche dalla civiltà e dalla cultura di questo Paese. Quella legge sarebbe un insopportabile bavaglio, la negazione della libertà di stampa, giustificherebbe repressioni e censure. E soprattutto negherebbe la libertà d’impresa.

Di Maio vorrebbe liberi i giornalisti di fare inchieste sui prenditori, che nel suo linguaggio dovrebbero essere gli editori stessi. Tuttavia, non funziona così. I giornalisti sì, sono qui per fare inchieste, che oggi soprattutto sono indirizzate alla politica, sugli uomini che ci governano, sulle follie sovraniste e sugli slogan come questo post pubblicato su Fb. Qualcuno la verità la deve raccontare e non sarà certo Di Maio a impedirlo con una leggina che persino Mussolini giornalista avrebbe guardato storta. Per la sua stupidità.