giorgio levi

Inpgi chiude il 2017 a -104 milioni. Persi nell’ultimo anno altri 800 posti di lavoro. Pensionati: +5% rispetto al 2016. “Indecente il ricorso al Tar sul contributo di solidarietà”

Da sinistra Stefano Tallia, Marina Macelloni, Mimma Iorio

A dieci giorni esatti dal Natale il presidente dell’Inpgi Marina Macelloni porta a Palazzo Ceriana, addobbato a festa, i doni dell’Istituto di Previdenza. Gourmandise? No, a quanto pare. Più carbone che gianduiotti, più Befana che Babbo Natale, più inferno che paradiso. Macelloni (s)vuota il sacco e una platea di pensionati e aspiranti pensionati se ne sta lì come un condannato nel giorno della sua ultima alba. Che fine faremo?

I numeri sono quello che sono. E già conosciuti. Un po’ alla rinfusa e molto incompleti dicono che Inpgi chiuderà il 2017 con un saldo negativo di 104 milioni. Nel 2017 si sono persi al tri 800 posti di lavoro. Sono entrati così 20 milioni in meno di contributi. Una discesa del 4% sul totale delle contribuzioni. I pensionati sono cresciuti del 5% in più rispetto al 2016. Un giovane che fosse entrato nel mondo del lavoro giornalistico il 1 gennaio del 2017 prenderà il 30% in meno di pensione rispetto a quelle erogate fino ad ora. Ammesso e non concesso che il giovane alla fine riesca ad accumulare abbastanza anni contributivi.

Certo, sullo sfondo resta il mercato dell’editoria. Se le aziende non assumono non entrano contributi e se non entrano contributi un giorno o l’altro non usciranno più pensioni. Da qui non si sfugge.

Intanto, come uscire da questo pantano? Sacrifici, sacrifici, sacrifici. Questo è l’imperativo della riforma. Macelloni ripete quello che ha già detto numerose volte, prima e dopo l’approvazione della riforma. “Li abbiamo chiesti a tutti, giovani e pensionati. Questo è un sacrifico a 360 gradi”. Insomma, se si vuole salvare l’Istituto bisogna remare tutti dalla stessa parte. Altrimenti non si sa,  l’Inps sa aspettare.

I pensionati sono poco più di 6 mila. Quello che Inpgi chiama contributo di solidarietà e una parte (minoritaria ma agguerrita) dei pensionati definisce prelievo forzoso è un terreno molto scivoloso. E forse ieri non aveva le scarpe con la suola di gomma Giuseppe Gulletta (vice presidente) che è scivolato male, nel suo breve intervento, definendo “indecente” l’azione dei pensionati contrari al contributo e che hanno fatto ricorso al Tar.  A Torino d’inverno c’è il ghiaccio per le strade, la prossima volta conviene attrezzarsi meglio, perché indecente è un aggettivo volgare, che in una situazione così tesa e drammatica di conti che non tornano e pensioni che non si rivalutano, nessuno merita.