giorgio levi

Le fake news hanno un pubblico 10 volte più piccolo rispetto alle “notizie vere”. Il 30% delle bufale è su Facebook. Per rendere i media credibili è arrivata l’ora di staccare la spina dai social

bufale

Le fake news hanno un pubblico 10 volte più piccolo rispetto alle “notizie vere”. Il 30% delle bufale è postato su Facebook. Lo dice uno studio della Columbia University.

Vista così sembra un buona notizia. Da mesi ci sembrava l’esatto contrario, per quanto se ne è parlato. Le bufale invece non sono una mandria, ma vacche sparse al pascolo. I lettori sono più sgamati di quello che non si pensa. Ma il fatto che abbiano un pubblico 10 volte minore rispetto alle vere notizie, e questo lo scopriamo soltanto ora, è un segnale positivo? Penso di no. Per una semplice ragione. Vuol dire che ci sono in giro un sacco di notizie autentiche che sembrano bufale. O che noi, al primo impatto di lettura sulla rete, riteniamo fake news. Il che significa due cose. O che sono scritte con un linguaggio da bufale o che la realtà supera la fantasia. E tutto quello che credevamo bufalesco è invece reale.

Nel caso del linguaggio non si può fare molto, l’evoluzione della scrittura è un dato di fatto, è accaduto nei secoli e alla fine la forma che si trova è sempre la migliore, perché è adeguata ai tempi e quindi la più comprensibile. Sulla consistenza delle notizie vere, ma che a noi a volte sembrano bufale, forse si potrebbe fare di più. A cominciare da una selezione maggiormente rigorosa, concentrata sui grandi temi e non a notizie buttate in pasto ai lettori, soltanto per l’ansia di non arrivare secondi sui social, ormai del tutto confusi con la rete, anzi ormai sovrapposti al concetto di internet.  Il che è comprensibile, nessun giornale accetta una sconfitta o un buco, come si diceva una volta. Tuttavia, il punto è proprio questo. Sarebbe necessario staccare un po’ la spina da Facebook e Twitter, che sono i luoghi cannibale delle notizie e dove si genera la confusione tra vero e falso, e tornare al puro giornalismo in rete. Che diventa una scelta del lettore, il quale riconosce così la veridicità dell’informazione, priva di qualsiasi sospetto di bufala.

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