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Pietre d’inciampo a Torino. Il ritorno a casa degli zii Giorgio e Giacomo Ottolenghi, uccisi nel 1944 ad Auschwitz. Ci sono voluti 73 anni

Ci sono voluti 73 anni per riportare a casa Giorgio e Giacomo Ottolenghi, i fratelli di mia nonna e zii di mio padre. Catturati a Torino dalla Gestapoe nel 1943 e uccisi ad Auschwitz nel 1944. Oggi Pietre d’inciampo rende onore a loro e ai molti caduti della mia famiglia.

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I fratelli Giorgio e Giacomo Ottolenghi l’11 dicembre del 1943 escono di casa con una valigia in mano ciascuno. La loro sorella Michelina e suo figlio Sergio sono già in fondo alle scale quando Giorgio torna indietro. Ha dimenticato le sue inseparabili “pillole mediche”.

 

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Giacomo Ottolenghi, 46 anni il giorno della cattura

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Giorgio Ottolenghi, 34 anni quando viene deportato ad Auschwitz

Poi tutti e quattro a passo rapido raggiungono l’ufficio di Giacomo e nel centro di Torino e poi s’infilano in via Roma, per raggiungere Porta Nuova e da lì salire su un treno che li avrebbe portati prima a Milano, poi a Como e dopo un paio di giorni, accompagnati da uno spallone al confine con la Svizzera. Camminano veloci, la giornata è gelida, davanti all’hotel Nazionale (quartier generale delle Ss a Torino) due uomini in borghese agguantano per un braccio Giorgio e Giacomo. Sergio e Michelina, cinquanta metri più avanti, si voltano e vedono i due fratelli trascinati nell’altrio dell’albergo. Si scambiano uno sguardo a distanza. Sarà l’ultimo della loro vita.

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Lo scultore di Berlino Walter Demnig, autore delle “pietre d’inciampo”

Giorgio e Giacomo vengono portati alle Nuove, poi a San Vittore a Milano e alla fine di gennaio blindati sul “convoglio bestiame 06”, destinazione Auschwitz. Nessuno saprà mai dire come e dove sono morti. Giacomo era il più anziano (46 anni), laureato a Torino in Economia e Commercio, un uomo forte e robusto, ex ufficiale della seconda Armata dell’esercito di sua maestà, decorato al valor militare nell’agosto del 1917 all’undicesima battaglia sull’Isonzo nella piana della Bainsizza.

18-gennaio-2017

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L’ultima lettera scritta da Giorgio dalle carceri Le Nuove di Torino

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Il figlio di mia sorella, anche lui Giorgio per non dimenticare mai

Giorgio aveva 34 anni, era giovane e fragile e di buon carattere, colto, leggeva tantissimo, anche lui come il fratello laureato in Economia. Era pieno di “fisime” come si dice in torinese, si faceva lo yogurth in casa perché non si fidava di quello che vendeva sciolto la latteria. Ho sempre pensato che Giacomo sia arrivato ad Auschwitz vivo e che Giorgio sia morto sul quel treno nelle braccia di suo fratello.

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Gli studenti del liceo scientifico Galileo Ferraris che hanno “adottato” le pietre intitolate a Giorgio e Giacomo

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Con i colleghi e amici Stefano Tallia della Rai e Alma Toppino de La Stampa

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Sergio era mio padre.
Michelina sua madre e mia nonna.
Giorgio e Giacomo Ottolenghi gli zii.

Con Giorgio e Giacomo sono morti nei campi di concentramento molti altri componenti della nostra famiglia.

Arrigo Levi (Auschwitz)
Giacomo Salvador David Ottolenghi (Birkenau)
Gina Levi
Giorgio Emilio Ottolenghi (Auschwitz)
Vittoria Levi
Regina Levi
Guglielmo Diamant
Ermanno Diamant
Giuseppe Vitale Vita
Achille Vitale
Ada Solomon (Auschwitz)

תהא נפשו צרורה בצרור החיים

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