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La Verità di Belpietro: “E’ Renzi che mi ha estromesso da direttore di Libero”

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Per togliersi i sassi dalle scarpe Maurizio Belpietro si è fatto un giornale. Che lui ha chiamato La Verità. E già che c’era oggi, nel primo numero, ne ha approfittato per dire quello che gli stava sul groppone.  Scrive in apertura a proposito del suo licenziamento dal Giornale: “Un rapporto di lavoro che si chiuda di questi tempi non mi stupisce. Se l’amore non è per sempre, figuratevi se lo può essere la guida di un quotidiano, soprattutto in periodi di crisi dell’editoria. Dunque nessun problema personale: non amo fare la vittima e in questi mesi mi sono tenuto alla larga da chiunque volesse farmi interpretare il ruolo del perseguitato. Tuttavia, quell’estromissione un problema lo pone e non è privato, ma pubblico. Può un presidente del Consiglio incarognirsi a tal punto per le critiche e le notizie pubblicate da pretendere la testa  del direttore del giornale che quelle critiche ha stampato?”.

E giù per le trippe. Cita Craxi e Berlusconi, due che non hanno mai interferito negli affari privati degli altri. E scrive: “L’informazione è merce di scambio, così come negli anni Novanta lo erano altre dazioni”. Gli anni dorati dell’ex Cavaliere, quali sarebbero di grazia le “altre dazioni”? Magari poi ce lo dice.  Chiude il pezzo compiendo un atto scarilego: “Molti colleghi hanno lasciato per La Verità un posto sicuro e molto meglio remunerato, hanno voglia di aria pulita. Soprattutto hanno voglia di avere un solo padrone: il lettore”. E’ una frase famosissima, che disse a suo tempo Indro Montanelli. Con la differenza che uno è passato alla storia, l’altro da Libero alla Verità.

Per il resto il giornale (1 euro, ma assai magro di appena 24 pagine)  non è male, la grafica simile a quella di tutti i quotidiani di questo tipo è leggera e ben leggibile, i titoli sono un po’ strizzati ma ben impostati. Gli articoli sono scritti con chiarezza e senza refusi, in buon italiano, alla portata di tutti. La cosiddetta inchiesta non sta in piedi, ma è un dettaglio. Nei pezzi di cronaca la parola “sangue” compare in un solo titolo, ed è un segno confortante.

Tra le firme transfughe da Libero vale pena citare Mario Giordano che scrive sempre come parla, Luca Telese, che proverà a portare sfiga anche qui, il sempre verde Cesare Lanza, che gioca con le carte che ha in mano e non si sa le altre dove sono, Stefano Lorenzetto, che si perde dopo tre righe su una lunghissima disquisizione sul significato di “verità”. E l’impareggiabile, inimitabile, irraggiugibile Giampaolo Pansa, che secondo molti non è lo stesso Giampaolo Pansa che pontificava su Repubblica. E’ come la storia di Paul McCartney, l’altro Pansa è rinchiuso a Villa Azzura e questo qui è un impostore.

Il consiglio è di comprarne almeno un numero, così sarà più facile farsi un’idea del perché Renzi ci governa senza il disturbo di dover combattere contro una opposizione  di destra almeno credibile.

2 thoughts on “La Verità di Belpietro: “E’ Renzi che mi ha estromesso da direttore di Libero”

  1. Quanta poca memoria hanno questi giornalisti che da un lato invocano autonomia e, dall’altro, molto poca ne hanno esercitata col loro Padrone. Sarò pure ingenuo ma come può Renzi, non Berlusconi, far fuori Belpietro da una testata di famiglia B., non certo del PD?

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