giorgio levi

Riforma dell’editoria. In allegato il testo completo in .pdf del disegno di legge approvato dal Senato. Ora alla Camera

commesso

Con 154 voti favorevoli, 36 contrari e 46 astenuti il Senato ha approvato il disegno di legge di riordino del settore dell’editoria. Il provvedimento è stato modificato rispetto al testo già approvato dalla Camera e tornerà quindi all’esame dell’Assemblea di Montecitorio.

Il testo, che torna alla Camera, prevede, all’articolo 1 l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, alimentato da risorse statali già destinate all’editoria e all’emittenza locale, da un contributo di solidarietà a carico delle società concessionarie di raccolta pubblicitaria e per una parte, fino a un massimo di cento milioni, dalle maggiori entrate del canone Rai.

Sono ammesse al finanziamento le cooperative di giornalisti, gli enti senza fini di lucro, le imprese editrici espressione delle minoranze linguistiche, i periodici per non vedenti, le associazioni per i consumatori, i giornali in lingua italiana diffusi all’estero.

L’articolo 2 conferisce deleghe al governo per ridefinire la disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria e dell’emittenza locale, per riordinare la disciplina pensionistica dei giornalisti, che dovrà allinearsi con la disciplina generale, e per razionalizzare composizione e competenze del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti.

L’articolo 3 detta disposizioni per il riordino dei contributi alle imprese editrici; l’articolo 4 introduce un riferimento all’equo compenso dei giornalisti; l’articolo 5 punisce l’esercizio abusivo della professione di giornalista; l’articolo 6 detta nuove disposizioni per la vendita dei giornali, prevedendo la liberalizzazione degli orari e dei punti vendita.

La Commissione ha previsto un parere parlamentare rinforzato sul decreto che definisce requisiti e modalità dei finanziamenti; ha fissato in 60, anziché 36, il numero massimo dei componenti del Consiglio dell’ordine dei giornalisti, del quale deve far parte un rappresentante delle minoranze linguistiche.

La Commissione ha previsto anche che la prima rata del contributo sia pari al 50 per cento; ha introdotto l’articolo 6-bis, in base al quale l’affidamento in concessione del sevizio pubblico radifonico, televisivo e multimediale ha durata decennale ed è preceduto da una consultazione pubblica sugli obblighi del servizio. Con il ddl è statoapprovato anche l’emendamento del relatore Cociancich che fissa un tetto di 240mila euro annui per le retribuzioni in Rai, salvo, come prevede un altro emendamento approvato, per le consulenze di tipo speciale, che potranno sforare tale limite.

La parte riguardante la riforma dell’Ordine dei giornalisti non è piaciuta al presidente nazionale Enzo Iacopino: “Nel testo sono assenti due norme, che erano state proposte, di assoluto buonsenso. La prima. Prevedere che gli editori, per accedere ai fondi pubblici (i nostri soldi) dovessero documentare di aver retribuito i giornalisti. La seconda proposta riguardava il registro degli editori. L’emendamento proposto dall’Odg riguardava l’obbligo, per accedere ai finanziamenti, di dichiarare tutte, nessuna esclusa, le partecipazione azionarie, dirette o indirette, nei vari settori dell’economia non solo nazionale. Perché non è stato accettato? E’ uno dei misteri di questo percorso parlamentare”.

Credits

Senato della Repubblica. Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione

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