giorgio levi

“Le mummie strette di culo”, che brutta gente c’è in giro

altan

Vignetta di Altan, pubblicata da Dagospia

Leggo questa mattina (di riflessione, ricordi, miti pensieri per i nostri defunti) il post pubblicato su Facebook da Dario Corradino: “Non contano le date, ma come hanno usato il trattino. Perché quel trattino fra le due date rappresenta tutto il tempo che hanno passato, vivi, in questo mondo. E adesso solo coloro che li hanno amati conoscono il vero valore di quel trattino. Oggi andiamo a trovarli, per ricordarlo”. Si può non condividere?

Poi mi sposto nel gruppo Riforma Inpgi e leggo questo di Salvatore Rotondo: “Cari amici, ieri ho scritto una Lettera aperta, per rispondere alle opinioni favorevoli al prelievo forzoso sulle pensioni, pubblicate sul blog “Sindacati Regionali di Stampa“. Nella Lettera aperta accennavo all’intervento, che ho definito “spazzatura”, pubblicato sotto lo pseudonimo “Fred Stand”. In cui l’autore anonimo arriva ad augurarsi, seppure vigliaccamente attribuendo questo sentimento “ai giovani”, la morte rapida dei pensionati. Ebbene forse il termine spazzatura non è il più adatto. Perché se in questo caso l’autore rimane sul generico (“Una volta, quando moriva un vecchio giornalista i giovani colleghi esprimevamo cordoglio. Oggi i collaboratori si fanno in segno della croce e dicono “Grazie Dio, una pensione in meno”), in chiusura del testo – particolare che a una lettura frettolosa mi era sfuggito – l’infame arriva ad augurare direttamente la morte, ad una persona specifica, il presidente dell’Unione Nazionale Pensionati per l’Italia, che è Franco Abruzzo”.

Devo dire che erano sfuggiti anche a me questi dettagli, così sono andato a rileggere l’opinione sulla questione pensioni di Fred Stand, senza identità (beh, certo). E’ un post del 27 luglio scorso dove il collega (sic!) Fred dice rivolto ai pensionati (o al “pensionato”): “Ti consiglio di vivere solo per far arrabbiare coloro che stanno pagando per la tua pensione. È il solo piacere che mi è rimasto.” disse una volta Voltaire, autore nel 1737 dei famosi Conseils à un journaliste. Mi sembra un buon motto per le mummie strette di culo dell’Unpit. L’Inpgi, nonostante la forza miracolosa di Nostra Signora delle Grazie (e che Grazie!) Mimma Iorio, non garantisce l’eternità. Cari colleghi che temete di perdere la ricchezza per pochi euro al mese, l’ora dell’ultimo trasferimento non è molto lontana nel tempo. È bene garantirvi la pace eterna presentandovi davanti a Dio, che non considererà quanto avete dato in più o in meno a Camporese, ma quanto avete trattenuto per voi, per la vostra avidità”.

Mummie strette di culo, pace eterna, auguri di morte e giudizio di Dio. Vigliaccheria, insulti, anche una bestemmia (“non nominare il nome di Dio invano”). Ci si può confrontare? Lo dicevo che lo scontro generazionale, per giunta all’interno dello stesso sindacato, non porta da nessuna parte.

Se il destinatario è  davvero Franco Abruzzo a lui avrebbe dovuto andare la solidarietà collettiva, che non mi pare di avere letto mai.

A Fred non so se avrei voglia di dire qualcosa (a parte mandarlo a fa n’culo e a toccarmi abbondantemente). Ai suoi precari “incazzati neri” ricordo che da almeno 10 anni ci sono centinaia di prepensionati Inpgi (come me) che prendono una bassissima pensione. E che, in ogni caso, si tratta di soldi miei che ho versato in anni di faticosi contributi (9 anni di precariato, 7 anni di lavoro con 11 contratti a termine, tre anni di disoccupazione a zero reddito, un causa di lavoro vinta con le unghie e con i denti) e che non sono disposto per nessuna ragione al mondo a cedere un centesimo della mia sudatissima e meritatissima pensione. Per questo appoggio la battaglia di Salvatore Rotondo. E’ un principio e non è trattabile.

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