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L’Inpgi risponde picche alla richiesta di trasparenza dei pensionati

Il Fatto Quotidiano sulla vicenda Inpgi

Il Fatto Quotidiano sulla vicenda che vede coinvolto Andrea Camporese.

L’Inpgi risponde picche alle richieste di 160 giornalisti (in pensione e in attività) che invocavano trasparenza sugli atti del Cda dell’istituto. Sono due i no: niente accesso al verbale della seduta in cui il Cda ha deliberato un taglio delle pensioni. E no all’accesso al testo integrale della delibera. L’affaire Inpgi dunque si complica, anche perché  nelle stesse ore il procuratore di Milano Gaetano Ruta chiedeva il rinvio a giudizio per il presidente Andrea Camporese. Insieme a quello di altre persone coinvolte nell’inchiesta sul crac della holding Sopaf fondata dai fratelli Magnoni.

Per meglio capire a che punto è la situazione pubblico il testo inviato da Salvatore Rotondo (promotore dell’iniziativa) a nome di 160 giornalisti tra pensionati e in attività.

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Torino, 14 ottobre 2015.

Nelle stesse ore in cui viene chiesto un rinvio a giudizio, per i reati di truffa e corruzione, del presidente dell’Inpgi Andrea Camporese, l’Istituto di previdenza dei giornalisti che lui dirige dice due volte “no” alla domanda di trasparenza inoltrata nelle scorse settimane dai suoi iscritti. No all’accesso al verbale della seduta in cui il Cda ha deliberato un taglio delle pensioni. No all’accesso al testo integrale della delibera.

E’ questo il primo effetto del Regolamento sulla Trasparenza annunciato con grande vanto dal sito dell’Istituto l’8 maggio 2015? E’ questo nuovo regolamento che impedisce di rivelare ai pensionati qual è stata la drammatica discussione all’interno del Cda tra i favorevoli e i contrari?

Perché non si sappia ad esempio che quando due membri del Cda hanno proposto di scorporare il taglio delle pensioni dal resto della Riforma il presidente Andrea Camporese ha modificato una prassi consolidata di voto? Del resto era già stato modificato l’iter seguito nel 2005 quando era presidente Gabriele Cescutti. In quel caso la Riforma delle pensioni venne prima ampiamente discussa nella categoria, poi votata dal Cda il 30 giugno, quindi dal Consiglio Generale il 1° luglio e dopo 5 giorni inviata a Fnsi e Fieg.

E’ forse inopportuno svelare con quali esatte parole si è espressa la rappresentante del Ministero del Lavoro Fiorella Kostoris, astenuta in posizione critica giudicando incostituzionale il proposto taglio delle pensioni?

E infine perché nascondere il testo integrale della delibera, comprensiva del nuovo bilancio tecnico attuariale del professor Marco Micocci? La riforma è ora al vaglio dei ministeri vigilanti che devono ratificarla o bocciarla. In che cosa si differenzia quel testo dal quello pubblicato sul sito dell’Inpgi?

Sono tutte domande che attendono una risposta. E pare non importare a nessuno se la legge 7 agosto 1990, n. 241, stabilisce il diritto di accesso agli atti amministrativi dei cittadini che abbiano un interesse diretto. Non importa se a maggio l’Istituto aveva annunciato con incredibile faccia di bronzo un nuovo Regolamento sulla trasparenza che vuole integrare “quanto già previsto in materia di esercizio del diritto di accesso”.

I pensionati che avevano richiesto di poter visionare i due testi ieri hanno inoltrato appello formale, nei modi stabiliti dalla legge, alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In attesa di una risposta, suggeriamo di indicare nel sito Inpgi un paio di dati sfuggiti alla distratta trasparenza dell’Istituto: i compensi della Presidenza, del Cda, del Comitato amministratore, dei Sindaci, del Consiglio generale, della Direzione generale. Mancano anche i compensi extra percepiti per incarichi connessi, dal presidente, ed eventualmente da altri amministratori e dirigenti o quadri. Se questi dati non verranno pubblicati, allora nella pagina introduttiva del sito sarebbe meglio sostituire la parola “trasparenza”, dell’ultimo rimando della colonnina a sinistra, con la parola “opacità”. Non è precisamente un sinonimo, ma meglio si adatta alle ultime scelte operate da Andrea Camporese e dai suoi fedeli collaboratori.

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