giorgio levi

Il calcio delle beate vergini

Roberto De Zerbi è l’allenatore del Sassuolo, eccellente società della serie A di calcio che questa sera 21 aprile incontrerà il Milan in campionato L’altro giorno, all’annuncio della costituzione della Super Lega De Zerbi ha detto: “E’ un colpo di stato! Sono arrabbiato! Io con il Milan non ci voglio giocare!”.

De Zerbi, che è un bravo tecnico ma non è Jurgen Kloop e nemmeno Pep Guardiola, ha 42 anni e vive di calcio fin dai tempi dell’Unione Sportiva Oratorio Mompiano, dove esordì giovanissimo come calciatore. Si autodefinisce il piccolo genio in omaggio a Dejan Savićevic. Ora, non è la biografia di De Zerbi che m’interessa, perché la domanda è: in che mondo ha abitato fino ad oggi? E’ Cappuccetto Rosso sperduto nel bosco? E’ una beata vergine finita in un covo di lupi affamati senza saperlo?

Il progetto della Super Lega è, come stamane tutti sappiamo, naufragato. Da ultrà e tifoso bianconero dico con amarezza che Andrea Agnelli ha sbagliato, si è assunto una responsabilità eccessiva al fianco del presidente del Real Costantino Perez. Poteva evitarlo? Secondo me sì. Ma, pur avendo vinto più campionati consecutivi di tutti nella storia del calcio italiano, non ha valutato l’impatto che la Super Lega avrebbe avuto sul mondo del pallone e, ahimè, anche su quello della politica internazionale. E’ stato un errore grave, anche per un giovane e innovativo presidente, e per questo ne pagherà le conseguenze.

Tuttavia, quello che mi ha indignato di più in tutta questa storia, è il richiamo corale delle vergini del pallone ai valori dello sport, dell’etica, della solidarietà tra i club, del volemose bene. Ieri ho citato qui Infantino e i suoi progetti sulla Fifa e della montagna di denaro che circola nel calcio.

Allora prendiamo l’Uefa, l’associazione che organizza la Champion’s League e che ha minacciato con toni mafiosi: “Chi entra è fuori da tutto. Resteremo uniti nei nostri sforzi per fermare questo cinico progetto”. Secondo quanto riportato qui da Sport Economy.it: “Su una stima totale di 3,25 miliardi di euro di ricavi commerciali lordi, la cifra disponibile da distribuire alle squadre partecipanti sarà di 2,55 miliardi di euro, di cui 2,04 miliardi per i club partecipanti alla Champions e alla Supercoppa e 510 milioni per i club della Europa League. L’organismo di Nyon trattiene 295 milioni per coprire i costi organizzativi delle competizioni, mentre 227,5 milioni saranno destinati ai premi di solidarietà”.

Chiaro? C’è un appiglio etico a tutto questo? Le vergini di oggi dov’erano ieri? Qualcuno dell’Uefa ha vigilato sul fair play finanziario varato nel 2009 per “far estinguere i debiti contratti dalle società calcistiche e ad indurle nel lungo periodo ad un auto-sostentamento finanziario”? A me, che sono nessuno, non risulta.

E allora dove eravate Boris Johnson, Macron, Draghi con le vostre discutibili pressioni di oggi? E persino Letta, con tutte le rogne che ha a casa sua. Dove eravate Cappuccetti Rossi quando i club cominciavano a fare debiti? Ve ne siete battuti allegramente.

Ora, in questo mondo di stronzi che è il calcio è salita l’indignazione popolare. Eppure un anno fa, prima della disastrosa pandemia, l’Avvenire qui scriveva: “In questo quadro si capisce perché i maggiori club italiani, con la Juventus in testa, siano così attivi nella European Club Association, l’associazione delle squadre più forti d’Europa (con lo juventino Andrea Agnelli alla presidenza) tra i cui obiettivi c’è quello di dare sempre maggiore spazio alle competizioni internazionali, come la Champions, anche a scapito dei tornei nazionali. Soltanto un supertorneo dei top club europei sembra in grado di portare quel successo mondiale di pubblico (e di incassi televisivi) necessario alle nostre maggiori squadre per giustificare i livelli di spesa già raggiunti”.

L’operazione Super Lega aveva messo sul piatto 10 miliardi di euro, con l’ombrello di J.P. Morgan. Una cifra che avrebbe permesso alle 12 società europee più titolate di soddisfare quasi 3 miliardi di tifosi e di ripianare i propri debiti. A cui si sarebbero aggiunti i quattrini dei diritti televisivi di Dazn o forse Amazon Prime. Un’operazione solo finaziaria? Sì, ma perché no se i tifosi si appassionano? Quando vi beate davanti alla tv e osannate il campionato di basket americano Nba, che cosa credete che sia?

Questo è il calcio, questo è il basket, il tennis, la formula Uno, il motociclismo, lo sci e chissà che altro, verginelle mie dell’ultima ora. Ah, non vi piace? Allora, statene fuori. Perché poi ci sono quelli che dicono io di calcio non capisco niente ma in Africa si muore di fame, c’è la guerra contro il virus, brucia l’Amazzonia, mia zia non sta bene e nemmeno io sono tanto in forma.

Il primo nella storia europea a immaginare un diverso mondo del calcio, molto simile a questa Super Lega, fu Silvio Berlusconi, del quale penso tutto il male politico possibile, ma resterò ancora e per sempre ammirato dalla sua capacità di eccezionale visionario. Il suo Milan vinse tutto quello che c’era da vincere. Ma forse Berluscon capì che in un mondo d’ipocriti incalliti, dalla Fifa all’Uefa con le tasche piene di quattrini, non c’era posto nemmeno per lui.

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