giorgio levi

Il giornalismo e la vita della provincia italiana raccontati da Remo Bassini

Ho un libro da consigliare. Poi ognuno naturalmente fa come vuole. Di libri degli altri non so scrivere, non ho mai fatto il critico, non ho mai avuto una rubrica specifica in nessuno dei giornali dove sono stato in 40 anni di professione. I libri me li sono sono sempre comprati.

Tuttavia, questa volta mi fa piacere segnalare l’opera di un collega bravo e di un amico di recente data. S’intitola Forse non morirò di giovedì (Golem Edizioni, Torino 2021 pagine 189, euro 15). L’autore è Remo Bassini, giornalista e scrittore. Questo è il suo 13° romanzo in 20 anni da narratore.

Mi guardo bene dallo svelare la trama. Diciamo che è un intreccio di storie e di personaggi legati al mondo del giornalismo di provincia. Bassini viene dalla gavetta, è stato operaio e portiere di notte, si è sfangato anni di lavoro pesante nel tempo in cui studiava all’università. Remo non è un figlio di papà. Quello che ha ottenuto è il frutto della determinazione, dell’intelligenza e di un carattere schivo che non gli fa perdere mai la traccia del punto a cui vuole arrivare.

Tutto ciò si riflette nella sua scrittura, priva di aggettivi e avverbi inutili, essenziale e ruvida. Bassini è stato direttore de La Sesia, per molti anni il più diffuso e popolare bisettimanale della provincia di Vercelli. Remo è di Cortona, la deliziosa cittadina in provincia di Arezzo, frequentatissima da scrittori, uomini e donne di cinema, personaggi dello spettacolo. Vercelli è la sua città adottiva. Io non so come sono i cortonesi, ma so come sono i vercellesi. Ecco, Bassini ha l’abito cucito addosso del vercellese di poche parole e molto lavoro. E’ il giornalista che chi sogna questa professione vorrebbe essere, il cronista onesto con il rigore delle fonti. Fuma la pipa, scrive di notte, ha una moglie anch’essa giornalista, un figlio e una figlia, avuta da un precedente matrimonio, Sonia medico pneumologo all’ospedale Mauriziano di Torino.

Questo libro, che narra le vicende di un quotidiano di un’anonima cittadina italiana e di Antonio Sovesci, suo direttore, è lo specchio di Bassini. Di come è lui, di quello che pensa del giornalismo, della vita di provincia e di quell’anima sensibile che ha dentro e che tiene ben nascosta.

Lo consiglio perché si legge con facilità, induce a pensare, cosa ormai rara, e ci si appassiona a quei personaggi che entrano ed escono dalla scena narrativa. Ora non resta che aspettare il quattordicesimo romanzo. Che Bassini avrà già certamente in cantiere.

Ps. Tanto per indurre sospetti, è meglio che lo dica qui. La post-fazione l’ho scritta io. Lo faccio raramente. Ne avevo scritta una per l’ultima raccolta di racconti di Enrico Demaria, anche lui vercellese, giornalista e soprattutto amico. Insomma, siamo la solita lobby della stampa, brutta gente.

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