giorgio levi

Forza anziani, c’è chi propone l’apartheid sugli autobus. Ciao Rosa Parks

Leggo sulla Stampa di oggi questo spassoso articolo dal titolo “Nonni & Nipoti”. Da qualche parte, il solito club degli esperti, propone, per abbattere l’epidemia, di isolare gli over qualcosa (50, 60, 65 anni, boh).

L’idea è semplice e aberrante allo stesso tempo: limitare gli spostamenti dei più fragili (che quando sento Conte dire fragili spengo la tv). E isolarli dai giovani. Come? Facile. Buttandoli da qualche parte, purché non stiano in casa con il resto della famiglia. E anche prevedere un sistema di trasporti differenziato per i vecchi. M’immagino le code alle fermate con cartelli i e distanziati: “Qui i vecchi, state fermi, non spingete”. E “Qui i giovani”. Un po’ come se Rosa Parks non fosse mai esitita.

Dice l’esperto: “Se si potessero isolare gli over 60 si abbatterebbe di 10 volte il numero dei morti”. A parte il fatto che quando parlano di anziani dovrebbero per lo meno stabilire un’età, ma per fare un dichiarazione così avventata esperto mio devi avere dei numeri in mano e soprattutto mostrarli. Sai com’è.

Vorrei considerare questo.

1.In questo Paese si va in pensione a 67 anni. Alcuni, come i docenti universitari e i medici, possono arrivare a 70. Quindi vuol dire che tutto questo esercito di vecchi lavora esattamente come gli altri. Come fai a dire, esperto di nonsochecosa, che gli over 50 dovrebbero usufruire dei supermercati in orari differenti dagli under 50, segli over 50 hanno ancora di fronte 17 anni di lavoro e seguono gli stessi orari dei loro colleghi, detti giovani? Glielo dici tu al datore di lavoro che esci dall’ufficio per fare la spesa alle 10 del mattino?

2. Andrebbe stabilito una volta per tutte che cosa è anziano. Per anni ci siamo vantati di avere un Paese con una età media molto avanzata, che i vecchi erano le colonne portanti delle famiglie, che molti di loro sostenevano economicamente i propri figli e le loro famiglie. Che erano una risorsa imprescindibile per la società. E adesso? Fuori dai coglioni ragazzi, che dobbiamo salvarci noi.

3. Dunque, a quale età si è anziani? A parte i deliri di questi che calcolano la vecchiaia partendo dai 50 anni, c’è un metro di misura? Sì, ma non è l’età. E’ la buona condizione fisica, che può essere debilitante o invalidante anche in un ventenne. Questo è il parametro. Dire over 60 o 65 o 70 non ha senso. Ci sono professionisti, imprenditori, titolari di aziende che hanno più di 70 anni e lavorano tutti i giorni. Altri che si dedicano allo sport, al mantenimento dell’efficienza fisica, che si svegliano al mattino e indossano una tuta, non per abbattersi sul divano.

Il lockdown anagrafico è perciò una minchiata. Forse sparata perché non si sa più che cosa dire. Ci avviamo ad un lockdown che sarà devastante per le nostre tasche. Comprese quelle dei pensionati, che non potranno più sostenere i figli disoccupati, e così tutti contenti avremo capito che il virus avrà chiuso il cerchio, come voleva lui.

Nel nostro immaginario i pensionati erano gli umarelli. I vecchi con le mani dietro la schiena che osservano un cantiere per strada. Una grande tenerezza. Ma gli anziani del 2020 non sono gli umarelli.. Sono i giovani del ’68, di Woodstock, dei viaggi attraverso l’America, del rock, delle canne, della droga, delle grandi contestazioni, delle occupazioni, degli scioperi a scuola e in fabbrica. Noi siamo questi vecchi di oggi.

Per fortuna ci protegge la Costituzione. L’apartheid non è permesso per nessuna ragione che discrimini donne e uomini. Lo dobbiamo a quei vecchi che la firmarono 73 anni fa.

3 thoughts on “Forza anziani, c’è chi propone l’apartheid sugli autobus. Ciao Rosa Parks

  1. Caro Giorgio Levi, leggo spesso – se non proprio sempre – il tuo blog e lo trovo molto interessante. La maggior parte delle volte condivido quello che dici. Questa volta no. Capisco il risentimento per il modo in cui il presidente del Consiglio tratta gli anziani, e non solo loro. Il resto della polemica no.

    Io non sono un esperto, anche se mi occupo di scienza. Però sappiamo che Covid-19 ha un tasso di mortalità che si impenna dopo i settant’anni.

    Certo, c’entrano molto le comorbilità e le patologie di cui già le persone soffrono. Ma siamo da capo: il numero di malattie più o meno croniche di cui una persona soffre si impennano all’aumentare dell’età. Io ho 56 anni, da due soffro di uricemia (la gotta, per intenderci) e ho il colesterolo che spesso supera i 200. Cinque anni fa questi problemi non c’erano ancora. Tra dieci anni posso scommettere che si aggiungerà qualcos’altro.

    Un lockdown per gli anziani no, mi pare una cazzata. Ma raccomandare di fare molta attenzione agli anziani e prendere seriamente il rischio per loro, quello sì. Dico di più: agli anziani, come al personale sanitario, dovrebbe essere garantito un controllo, con test sierologici e tamponi, molto più capillare e frequente. Dovrebbero essere monitorati dai loro medici di base (che stanno diventando sempre più dei geriatri senza specializzazione).

    Poi, ciascuno deve poter disporre della propria vita come vuole. In questi mesi mi sono spesso chiesto se i miei genitori fossero stati ancora vivi come mi sarei comportato con loro e se avrei ritenuto sensato non fargli incontrare i nipoti. Che razza di vita fa un nonno, se non vede i suoi nipoti? A che gli serve guadagnare del tempo sulla morte, se poi questo tempo lo deve spendere in isolamento e privato delle cose che gli danno gioia? Che vita fa un pensionato senza il bar e gli amici? Ma qui il problema cambia, e meriterebbe una riflessione più accurata, che non riguarda solo anziani e vecchi e che mi pare manchi: ormai il pensiero unico ha stabilito che la salute è il bene primario da salvaguardare e tutto il resto non conta.

    Infine, per quel che riguarda la tua domanda su cosa si intenda per anziano, ti mando questo link a un articoletto che avevo scritto per il sito de La Stampa quando collaboravo con una rubrichetta di domande e risposte legate all’attualità che avevo inventato e che l’amico Marco Sodano era stato contento di pubblicare. https://www.lastampa.it/cultura/2018/12/01/news/che-vuole-dire-anziano-1.34064242

    Saluti sinceri

    Paolo Magliocco

    __________________ Paolo Magliocco giornalista scientifico Superquark, Le Scienze, La Stampa, Videoscienza http://www.videoscienza.it + 39 347 8746734 maglioccopaolo@gmail.com skype: paolo.magliocco

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  2. caro Paolo, intanto grazie per avermi scritto. Con Marco Sodano ho lavorato per un po’ di tempo a La Stampa quando ero nel settore Economia prima di essere trasferito alle Province del giornale. Dunque, sono d’accordo su tutto di quello che scrivi. Io mi risento quando Conte dice di voler proteggere gli anziani perché è ipocrisia, lui deve tenere in piedi un governo che litiga su tutto e perciò lo fa per un tornaconto politico. D’altra parte lo capisco, avere nel governo gente come Speranza e Franceschini non deve essere facile. Per il resto è vero, gli anziani dovrebbero essere monitorati dai medici di base. Ma se in 7 mesi questa Regione non è riuscita a costruire un tessuto sanitario per difenderci da altre ondate del virus, se i medici di famiglia nemmeno escono dai loro studi, se tu devi telefonare ci puoi impiegare anche una mattina intera per parlare con la segretaria, quali controlli capillari vuoi che facciano? Qui le uniche proposte che leggo sono quelle che ho scritto, anziani chiusi in casa e mezzi pubblici differenziati, niente visite dei figli e dei nipoti. Per fortuna fimo ad oggi si è trattato di raccomandazioni, la Costituzione vigila, ma domani chissà. Aggiungo che vorrei vedere sui giornali e in televisione meno virologi (presunti) e più economisti che dicano che cosa accadrà nei prossimi mesi. Perché un giorno il virus con il vaccino finirà, ma tutto quello che abbiamo distrutto in economia resterà e se non vogliamo farci cogliere impreparati un’altra volta sarebbe ora di cominciare a pensarci adesso, non domani. Ma questo governo, o anche un altro, mette delle pezze, non programma. Ora leggo il tuo articolo. Ti auguro una buona giornata e a presto.

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