giorgio levi

Basta alimentare la scimmia della paura che abbiamo addosso. Bravo Gramellini sul Corriere della Sera

(foto di Nandhu Kumar da Pexels)

Riporto qui di seguito Il Caffè di Massimo Gramellini di oggi su Il Corriere della Sera. Bravo Gramellini, poche righe che coincidono esattamente con quello che molti pensano. Di questa politica del terrore sul virus (giornali, web, social, televisione) non ne possiamo più. Abbiamo capito come stanno le cose, abbassate i toni, rasserenate le menti, metteteci un freno. Tanto chi non vuol capire non lo farà nè oggi, nè domani. E noi non siamo scemi.

A Milano uno può prendere il Covid entrando al bar, dice Walter Ricciardi dell’Oms. Può darsi abbia ragione, non sono certo un virologo del calibro di Cristiano Ronaldo che sbertuccia i tamponi sui social. Ma se anche fosse, sarebbe questo il momento e il modo per dirlo? Emotività non fa rima con verità. Basta aprire un sito o la tv per trovare un medico o un politico che parlano di tsunami, gente che rischia di morire per strada e orde di disoccupati pronte a mettere a ferro e fuoco le città. Negli ultimi millenni la notizia della fine del mondo è sempre stata lievemente esagerata, ma non è neanche questo il punto. Il punto è che certi slogan terrorizzanti da «Trono di Spade» («l’Inverno sta arrivando») avrebbero avuto ancora un senso all’inizio dell’estate, quando si trattava di mantenere in allerta un popolo che considerava il peggio ormai alle spalle e si intruppava nei locali senza mascherina. Ma adesso, tranne qualche sparuto citrullo, viviamo tutti con la scimmia della paura addosso: che senso ha continuare ad alimentarla, evocando di continuo lo scenario degli ospedali intasati che già popola gli incubi di milioni di anziani?

Secondo la leggenda, dopo l’incidente nucleare di Chernobyl Andreotti disse che bastava lavare un po’ meglio la verdura. Quel diavolo avrebbe minimizzato anche l’Apocalisse, ma forse i suoi eredi esagerano dal lato opposto, pensando che si governi meglio con il panico che con la serietà. Meno tweet e più autobus, per favore“.

Credits

Il Corriere della Sera

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