giorgio levi

Gli Stati Generali dell’Editoria saranno un gran casino, non una rivoluzione

Premessa. Io non ce l’ho con il M5S o con il sottosegretario Vito Crimi. Ce l’ho con gli incompetenti. E purtroppo in questo caso i due soggetti coincidono. In entrambi si sovrappongono inadeguatezza e incapacità.  Apprezzo gli sforzi del M5S di voler imprimere una svolta alla società, guardando più avanti che indietro. Ma se i manovratori della macchina non sanno dove sono le marce il viaggio non può nemmeno cominciare.

Così, accade che a guidare la rivoluzione del mondo dei media ci abbiano messo uno che è palesemente incompetente. Dice e non dice, si arrabatta sui temi dell’informazione come io potrei fare con il libretto d’istruzioni dello Space Shuttle. Per quanto mi possa impegnare non riuscirei mai a farlo decollare. Così è il signor Crimi, a cui il M5S ha regalato una discreta inchiappettata offrendogli la delega all’Editoria.

Lui e Conte (il premier) si sono ingegnati, e per far capire che questo governo lavora sul serio, ed è capace di risolvere i mille temi che afflliggono il mondo dei giornali, hanno avuto la balzana idea d’inventarsi Gli Stati Generali dell’Editoria. Un sciocchezza.

Una sorta di assise plenaria che comincia il 25 di questo mese di marzo e che dovrebbe concludersi in autunno. Con un documento e una sintesi di punti che saranno l’asse portante di una nuova legge sull’editoria.

Molto figo, no? In fondo sono decine d’anni che non ci decidiamo a cambiare le regole dell’informazione. Qui in pochi mesi riusciremo a scolpire le tavole della legge. In realtà non sarà così. L’idea fissa del M5S di coinvolgere tutti nei lavori della politica, anche quelli più delicati come questo (si va dalla libertà di stampa e d’impresa ai principi della deontologia professionale), i cosiddetti cittadini è una ingenuità colossale. Lo è quando fingono di consultare il popolo con la piattaforma Rousseau, lo è quando il tema è delicato e risolvibile soltanto da chi è dotato di esperienza, capacità di sintesi, visione politica del tema.

I cittadini non lo sono. Ma non è una colpa, è un dato di fatto. I cittadini non comprano i giornali, non acquistano abbonamenti online dei quotidiani, non vivono la realtà di questo mondo. E d’altra parte i cittadini, con il loro voto, hanno delegato alla politica questo compito. Anche al M5S. Che dovrebbe farsi carico di questa responsabilità. E invece, come in molte altre circostanze, delega ad altri, al popolo. Come dire, dateci il vostro parere perché noi non sappiamo dove cazzo mettere le mani e non ci fidiamo per niente degli interlocutori istituzionali. Ovvero i giornalisti, gli editori, le varie associazioni di categoria e i sindacati.

Questo è l’errore di partenza. Perciò gli Stati Generali, guidati da un governo inadeguato, sollecitato dagli umori di chi non ha nessuna conoscenza di questo mondo, faranno affondare la barca, prima ancora che approdi da qualche parte.

Certo, quello straccio di documento finale darà il via alla proposta di legge che cancella l’Ordine dei giornalisti, uno dei punti che il M5S considera fondamentale per la stupidissima rivoluzione. Ma il danno maggiore non sarà questo, dell’Ordine potremmo anche farne a meno. Il rischio è che tutto si trasformi in un selvaggio west, dove i giornalisti non avranno più regole e gli editori avranno mano libera sui contratti. I grandi potranno sfangarla, i piccoli e le cooperative, ormai prive di contributi pubblici, potranno serenamente abbassare le serrande.

Affidiamoci dunque agli Stati Generali. Osserviamo lo sgorbio che ne verrà fuori. E chi può scenda dallo Space Shuttle, o da qualsiasi altra cosa, prima che la macchina parta.