giorgio levi

Il mercato dei fotoreporter di guerra strozzato dalle agenzie internazionali. Onu: 1.000 giornalisti uccisi in 10 anni

Andreja Reistek, da molti anni uno dei maggiori fotoreporter di guerra italiani, è fondatrice di un’agenzia giornalistica e ha scritto: “Siria, dove Dio ha finito le lacrime”. Qui è ad Aleppo, in una immagine scattata dal collega Paolo Siccardi

E’ durissima la vita dei fotoreporter di guerra. Per l’asprezza dei combattimenti, per gli enormi pericoli che corrono, per un mercato che non premia i grandi sacrifici di chi va in prima linea a testimoniare la crudezza delle guerra. Soprattutto per i frelance, cioè la maggior parte dei giornalisti fotografi che si avventurano nei luoghi della terra più infuocati .

In un recente dibattito a Torino Uliano Lucas, una specie di leggenda di questa professione, ha detto che l’intero mercato delle fotografie di guerra nel mondo è governato da quattro agenzie internazionali, che si sono suddivise l’intera torta. Tra le quali si è insertita oggi, con grande dispiegamento di mezzi e di uomini, anche la Cina. E dunque, o tu lavori per loro e sai che le tue fotografie troveranno una collocazione e alla fine ti daranno il giusto reddito. O non sei una cippa di nessuno. E ti devi arrangiare. In Italia, ha ggiunto Lucas, soltanto quattro quotidiani (La Stampa, La Repubblica,  Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore) hanno in quattrini necessari per acquistare foto dalle agenzie internazionali.

Secondo Lucas il mercato è questo. E dunque con pochissime prospettive di lavoro. Ma forse è un quadro un po’ datato rispetto alle condizioni economiche della maggior parte dei quotidiani. I conti in rosso di molti editori, non consentono più grandi spese in nessun settore, compreso quello della fotografia. Ed è dunque possibile che il mercato si apra verso nuove frontiere, libere dal monopolio delle agenzie internazionali. E a prezzi decisamente più convenienti per gli editori. Intanto e ad ogni buon conto, i reporter freelance continuano a viaggiare e a portare a casa i loro lavori. Che sono, giova ricordarlo, quasi sempre di eccezionale qualità.

Sono infine preocccupanti le notizie fornite da Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, che ha confermato l’eccezionale numero di giornalisti morti nel mondo in 10 anni, e non necessariamente sui fronti di guerra: “Sono oltre mille i reporter uccisi mentre svolgevano il loro indispensabile lavoro. Nove casi su dieci non sono stati risolti e nessuno è stato ritenuto responsabile. Soltanto quest’anno sono già 88 i giornalisti  uccisi. Questa non può diventare la nuova normalità, sono profondamente preoccupato per il crescente numero di attacchi e per la cultura dell’impunità. E poi va ricordato che le giornaliste donne corrono spesso i rischi maggiori non solo per il loro lavoro, ma anche per il loro genere. Quando i giornalisti sono presi di mira, le società nel loro complesso pagano un prezzo molto alto”.

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