giorgio levi

“Si scrive Gedi, si legge Yeti?”. L’Agenzia stampa internazionale che vuole cambiare il mondo

Quito, Ecuador (foto Wikimedia Commons)

Sono sempre un po’ dubbioso se dare conto di ciò che trovo in rete e che interessa il mondo dell’informazione. Tuttavia, considerato che i lettori di questo blog non sono dei fessi, capiranno perché oggi mi soffermo su questa notizia, la classica bufaletta copia incolla di altre cose già lette. In realtà una sorta di propaganda politica. E forse non sarebbe valsa la pena citarla se non fosse che è il prodotto dell’Agenzia Stampa Pressenza, ovvero “agenzia stampa internazionale specializzata in umanesimo, pace, non violenza, diritti umani, disarmo e non discriminazione”, come loro si definiscono.

L’altro ieri è stato pubblicato il post Si scrive Gedi, si legge Yeti?, che si può leggere qui, niente di fondamentale, grossolano e scopiazzato, una pacca sulla spalla di Di Maio.

L’Agenzia Pressenza ha un mare di gente nella sua redazione, che loro definiscono Equipe Italiana, in ragione del fatto che l’agenzia è stata stata fondata a Quito, in Ecuador e poi diffusa sull’intero pianeta. Nella sede italiana ci sono 11 redattori. A cui si aggiungono i cosiddetti editorialisti che sono ben 48, uno è Vittorio Agnoletto, chi se lo può dimenticare. Tra i partner mondiali c’è anche L’Avanti!, ma gli impenitenti socialisti italiani lo sanno?

Il dato che accomuna il lavoro di tutti è nella dichiarazione d’intenti dell’agenzia stessa, che non ha direttore responsabile: “Pressenza si avvale esclusivamente del lavoro e della collaborazione di volontari che hanno esperienza nel campo della comunicazione, dell’attivismo sociale, della cultura, della scienza. L’agenzia è indipendente da qualunque interesse economico, il che le consente la massima autonomia. Ci lavorano in maniera professionale ma non remunerata editorialisti, reporters, redattori, fotografi, grafici, videomakers e traduttori di tutto il mondo. La nostra ricompensa è il piacere che otteniamo nel diffondere informazioni importanti e opinioni che possono cambiare il mondo”.

Insomma, lavorano gratis. Il peggiore dei modi possibili per rendere credibile l’informazione. Il lavoro si paga, sempre. Uno vale uno, tutti insieme al come viene viene nessuno vale nessuno.