giorgio levi

Votiamo signori giornalisti, ma che fatica crederci. Ai seggi 1° e 8 ottobre

Alla fine andiamo a votare, con quasi un anno e mezzo di ritardo rispetto alla scadenza naturale.

Mi candido anche per questa tornata. Il perché me lo sono chiesto, naturalmente. Una grandissima parte degli iscritti guarda all’Ordine come all’esattore di una tassa.  I più giovani osservano il ruolo che svolge con fastidio o  indifferenza.  Con tutta la buona volontà, se uno è dotato di un minimo senso critico e non pensa di ricavarci qualcosa, è un discreto casino credere ancora in una istituzione che ha più di mezzo secolo, nata quando le macchine da scrivere erano il massimo della tecnologia. I giornali di carta (con una televisione monopolista) erano l’unica fonte d’informazione. Se ripenso a quel tempo è come se avessi fatto la Prima Guerra Mondiale. E la domanda di oggi è: l’Ordine dei giornalisti ha saputo correre in parallelo, adeguarsi, sostenere l’evoluzione, ora rapidissima, del giornalismo? Chiedetelo a un ragazzo che comincia ora la professione, la risposta migliore sarà la sua.

Sono stato a metà del guado per tutti questi quattro anni.  A volte avrei desiderato una ruspa, altre mi sono lasciato convincere che qualcosa di buono sul fronte del rinnovamento è stato fatto. La riformetta, approvata quest’anno in coda a quella dell’editoria, non ha modificato nulla di sostanziale (occupazione, accesso alla professione, formazione). Tuttavia, ha tagliato il numero dei consiglieri (saranno 60) e riportato i professionisti al loro ruolo guida. L’Ordine è cioè tornato a chi di questo lavoro ne fa la sua professione. Si può ripartire da lì?

E’ un punticino. Abolire l’Ordine non si può, o almeno non è così semplice come si crede. Quello dei giornalisti, e di tutte le altre categorie professionali, è regolato da una legge, e solo il Parlamento può cancellarlo. Renzi, da presidente del Consiglio, si era impegnato in questo senso.  Poi si è fermato, come altri uomini della politica che ci hanno provato. Mica solo i giornalisti sono una casta.

Dunque, con tutte le mie riserve, con le critiche che non mancheranno, le polemiche dalle quali non mi tirerò indietro (come sempre), i dubbi e tutto il resto, torno a chiedere il voto dei colleghi. All’inizio di questa consigliatura dissi che questo blog (che ha ormai 15 anni) sarebbe stato il luogo virtuale dove tutti avrebbero potuto sapere che cosa accade nel mondo dell’editoria e all’interno della categoria. Mi sono impegnato, non so se è stato sufficiente. Sono certo che si può fare meglio.

Credits

L’Huffington Post pubblica un articolo che invita i giornalisti ad andare a votare.