giorgio levi

Grazie signor Garante. Ha partorito il topolino che tutti si aspettavano

Questa mattina mi sento in dovere di complimentarmi, con tutta l’anima e lo spirito che mi sono rimasti, con il dottor Giovanni Pitruzzella. Il signor Garante della Concorrenza e del Mercato ha partorito (immagino in modalità indolore) un capolavoro con il provvedimento C12075, ovvero quello relativo all’acquisizione della società Itedi (La Stampa, Secolo XIX e connessi) da parte del gruppo Espresso (La Repubblica, una quindicina di quotidiani Finegil, l’agenzia Agl, il settimanale l’Espresso e annessi vari). Provvedimento che ha dato il via libera ieri al closing della più grande operazione di concentrazione editoriale giornalistica nella storia di questo Paese.

Io non so come lavorino lì all’Antitrust, immagino che si trovino tutti i giorni, i tavoli pieni di carte, sommersi da pratiche, controlli, verifiche, una specie di giungla burocratica che loro spezzano con il macete dell’indipendenza e della garanzia dovuti all’autorità dello Stato che rappresentano. Qual è il loro compito? Lo dicono loro stessi qui, il che tradotto significa che devono garantire, come prescrive la legge, la tutela della concorrenza e del mercato. Cioè fare in modo che nessuno, in qualsiasi settore produttivo, metta i piedi in testa ad un altro. In modo che tutti possano avere un orticello da coltivare.

Così, anche dove l’orticello ha le proporzioni di un campo di cotone dell’Alabama e dopo mesi di travaglio, l’Antitrust ha preso posizione sulla inclusione della Stampa e del Secolo XIX nel gruppo di Carlo De Benedetti.  Risultato? Il parto di un topolino, di un vermicello, di una particella del bosone di Higgs. La Repubblica dovrà cedere la raccolta pubblicitaria di Torino e Genova ad una società terza. Embè? A parte che non si capisce che razza di provvedimento limitativo sia, ma vuoi che De Benedetti si prenda una sgaggia tale da dire, fermi tutti ragazzi, l’Antitrust ci manda in rovina. Addio acquisizione.

D’altra parte penso che l’Antitrust qualcosa dovesse dire. E’ pur vero che Espresso ha venduto tre o quattro quotidiani, dei quali uno lo ha dato in affitto (poi se qualcuno mi spiega come si fa ad affittare un giornale può essere che uno sfizio me lo voglia prendere prima di entrare in modalità rimbambito) e che con questo dimostri che il numero di copie complessivo giornaliero dell’intero Gruppo non supererà i limiti previsti dalla legge. Ora si toglie qualche pelo superfluo della pubblicità nel Nord Ovest e le jeux sont fait.

L’unica certezza che abbiamo è che la più imponente concentrazione editoriale di ogni tempo (escluso il caso Mondadori-Rizzoli, che però riguarda anche altri settori dell’editoria) si compirà con la benedizione della legge. Con il silenzio della classe politica torinese da destra a sinistra, Pd ed M5S compresi, più inetta dalla Liberazione ad oggi. Con il consenso voluto, e spesso forzato, dei giornalisti. Nel disinteresse dei lettori, che sono sempre meno e che nell’economia di un giornale non contano più niente.

Un mio vecchio e stimato collega mi ha detto: fai tanto casino per niente, credi che ai giovani giornalisti interessi qualcosa di tutto questo? Loro vogliono soltanto avere un lavoro pagato decentemente. E’ vero. Ma per quello che ho visto in 40 anni di professione, di militanza sindacale ai tempi della guerra di Segrate, mai e poi mai le aggregazioni di giornali sotto un unico imperatore hanno portato più lavoro e più occasioni di occupazione. Qui, come in Europa. Semmai accade il contario. E a quelli che il mio amico definisce giovani giornalisti dico non fatevi ingannare, non commetete l’errore di credere a chi vi dice che ogni testata di questo gruppo continuerà ad essere indipendente. E’ una balla spaziale. Se fosse così la gestione economica di un editore di tali dimensioni sarebbe destinata al fallimento.

C’è un solo modo nei giornali per far crescere l’occupazione. Creare mercato con soggetti concorrenti, ognuno con la sua libertà d’espressione e d’indipendenza. La crisi non lo consente? E chi l’ha detto? Mostrate nei dettagli la prova contraria.