giorgio levi

La Stampa alle grandi manovre. Gli esuberi dovrebbero essere 20/25. L’organico deve scendere a 120 redattori. Lunedì incontro Cdr-azienda

espresso

Ormai ci siamo. Le grandi manovre finali, prima dell’integrazione di Itedi nel Gruppo Espresso, sono cominciate. Dopo le voci sugli esuberi a Repubblica di circa 150 giornalisti, arrivano ora quelle sui redattori della Stampa. Tutte cose già note, ma ora siamo al dunque. Voci che confermano quello che già si sapeva prima dell’estate: ci sono 20/25 persone da lasciare a casa, tra le redazioni di Torino, province piemontesi e liguri, Milano e Roma. Come non è ancora chiaro. Difficile, anzi assai improbabile, la via dei prepensionamenti considerato che la lista d’attesa generale all’Inpgi è lunghissima e l’ente di previdenza è in pessime condizioni economiche e ancora in attesa che i ministeri vigilanti (Lavoro ed Economia) decidano se approvare la riforma appena varata dal presidente Macelloni. Con l’incognita del “prelievo forzoso” dalle pensioni su cui si è scatenata una vera e propria battaglia in difesa di un principio che i pensionati (la raccolta firme ha raggiunto quasi le 1.100 adesioni e sono pronti centinaia di ricorsi alla magistratura) considerano intoccabile.

Dunque, come farà la Stampa a lasciare a casa 25 giornalisti? Per ora non ci sono ipotesi, se non quella degli incentivi o altri tipi di agevolazione, provvedimenti che non dovrebbero essere sufficienti. Quello che appare abbastanza certo è che l’organico dovrebbe scendere a 120 redattori. Per ora. E’ chiaro che se il giornale, come aveva dichiarato a metà settembre, in una riunione romana, l’ad del Gruppo Espresso Monica Mondardini, dovesse diventare un giornale interregionale (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) e il Secolo XIX capofila dei quotidiani Finegil (o a quel punto ex Finegil), i 120 redattori sarebbero a loro volta in esubero. I quotidiani locali Finegil, quelli di punta naturalmente, viaggiano bene con 50/60 redattori. La cronaca di Torino per intanto ha dimezzato il numero dei suoi giornalisti, rispetto ai 33/34 dei tempi d’oro.

Il Cdr della Stampa lunedì incontrerà i vertici dell’azienda, ma senza il direttore Maurizio Molinari (con cui il Cdr si è già confrontato in settimana) che è in partenza per gli Usa dove seguirà personalmente i giorni dell’elezione presidenziale americana. E’ il primo incontro di una lunga, si presume, serie. Il closing dell’operazione di trasferimento di via Lugaro nel gruppo di De Benedetti è previsto a febbraio-marzo e prima di allora tutto (sic!) dovrà essere chiarito. Compreso il piano editoriale che forse è già impacchettato, ma che resta sotto chiave nelle segrete di via Cristoforo Colombo.

Che cosa fa la Fnsi, anche sul fronte del tema generale, ma non certo secondario, dell’indipendenza che avranno in futuro le testate del gruppo. Ho chiesto con un tweet al segretario Raffele Lorusso come intende muoversi il sindacato sul tema del mio post del 3 novembre. La risposta di Lorusso è che “il dibattito è aperto da quando è inziata la fusione. Dobbiamo insistere. A giorni incontro con l’Antitrust”.

lorusso

Se devo dire, e a naso, i numeri saranno favorevoli al gruppo Espresso, che quindi non dovrebbe incorrere in alcun stop da parte dell’Autorità competente. D’altra parte, per rientrare nei limiti di legge, ha ceduto quattro testate Finegil (una o due in affitto) e ha imposto alla Stampa e al Secolo XIX una riduzione della tiratura proprio alla scopo di non frenare lo sviluppo della nuova maxi aggregazione che sta per nascere. Ma come tutti sanno è difficilissimo fare una previsione sul buon esito di un parto. Quanti gemelli avrà questa mamma? Troppi, secondo me, per allevarli bene tutti, liberi e con pari trattamento.

 

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