giorgio levi

Da domani la riforma dell’editoria torna in Senato. L’Ordine dei giornalisti riduce i consiglieri (da 150 a 60)

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Domani, martedì 13 settembre torna in discussione al Senato il ddl di riforma dell’editoria. Il testo deve essere approvato dal Senato per poi tornare nuovamente a Montecitorio. Intanto l’Aula troverà le numerose modifiche che Palazzo Madama ha apportato al testo. Tra queste la previsione di comprendere tra i destinatari del sostegno pubblico anche le radio e tv locali, la reintroduzione della distinzione tra testate nazionali e locali nel rapporto tra venduto e distribuito, per accedere ai contributi (20% per le nazionali, 30% per le locali) e la riduzione a dieci anni della durata della concessione del servizio pubblico. Per quanto riguarda l’esercizio della professione, la legge ribadisce il divieto assoluto di esercitarla per chi non è iscritto nell’elenco dei professionisti o in quello dei pubblicisti, ma parifica le tutele per le due differenti qualifiche. Perciò è presumibile che anche l’esame di Roma diventi superfluo. Viene inoltre prorogata la durata della commissione per la valutazione dell’equo compenso nel lavoro giornalistico.

All’interno del testo c’è la delega alla riforma dell’Ordine dei giornalisti. Che sembrava dovesse essere una rivoluzione e invece è un pastrocchietto che non modifica quasi nulla. L’aspetto migliore è la riduzione del numero dei consiglieri nazionali che oggi sono 150 e che avrebbero dovuto diventare 36, nella prima versione della riforma. Poi il vespaio si è messo in moto ed è stato trovato un accordo sul numero di  60 consiglieri (40 professionisti e 20 pubblicisti). Tutto il resto rimane intatto.

Con la riduzione dei consiglieri dovranno essere anche modificati i meccanismi elettorali su base regionale. Ed è la ragione per cui noi consiglieri del Piemonte siamo ancora in carica fino al 31 dicembre, pur essendo scaduto a maggio il nostro mandato. Poi si dovrà procedere alla composizione di un nuovo regolamento elettorale (c’è chi ipotizza un accorpamento di regioni, tipo Piemonte-Valle d’Aosta- Liguria). I tempi però sembrano un po’ lunghetti, ad essere ottimisti andremo al voto la prossima primavera. Perciò ci sfrucuglieremo ancora un po’ per il bene della collettività.

 

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