giorgio levi

Il bambino di Aleppo sì, il bambino di Aleppo no. E’ informazione?

aleppo

Per quanto può valere. La foto del bambino di Aleppo seduto e sfracellato su un’ambulanza ha fatto il giro del mondo e nessuno si è tirato indietro. In primo piano, ovunque. Rete, giornali, televisione. Sui social soprattutto, tra un cagnolino e l’altro. E’ stato come con Aylan, il bimbo morto su una spiaggia greca. “Le foto servono a smuovere le coscienze!” disse allora più di un direttore di giornale. Balle, quelle del potere che conta davvero non le spostano di un millimetro.

La domanda è sempre la stessa: è informazione? Sì, se ammettiamo tutti insieme che un clik su quella foto vale 1 milione di visitatori. E se non la metti tu, lo faranno gli altri. E’ sempre la stessa faccenda, uguale a com’era trenta o quarant’anni fa. Sono cambiati i mezzi di distribuzione, non la paura di perdere anche un solo un lettore. Che gli editori continuano a immaginarsi assetato di sangue, morboso anche con il volto di un bambino.

Io reclamo (almeno questo) l’osservanza della Carta di Treviso, anche per i bimbi di Aleppo e di qualsiasi altro conflitto. Per quelli che moriranno ancora, e quelli che si salveranno. Hanno il diritto  da adulti di non rivedere, in qualche angolo della rete, la loro foto di quel giorno disgraziato. Di non scoprire i propri occhi spaventati e doloranti e assenti. Glielo dobbiamo, a noi basta un clik, pochi secondi, loro possono impiegarci una vita intera, se mai basterà, a dimenticare.

Credits

In .pdf che cosa dice la Carta di Treviso

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