giorgio levi

La Formazione dà i numeri. Ma non sono buoni. La metà dei giornalisti piemontesi non ha alcun credito

snoopy

Premessa. Il Piemonte è la regione d’Italia più virtuosa in materia di crediti formativi. Su circa 6.600 giornalisti (obbligati per legge a totalizzare 60 crediti in tre anni, dei quali almeno 20 in materia deontologica) “soltanto” 3.491 hanno registrato crediti attraverso i corsi organizzati nelle varie province. Ben 3077 non si sono mai presentati, nemmeno a quelli online che l’Ordine nazionale ha portato in rete.

Ora siamo alla fine del primo triennio. A Roma si sono posti la domanda, che avrebbero già dovuto farsi tre anni fa, visto lo scarso interesse che fin da subito ha contraddistinto la formazione: che fare? C’è una sola risposta: decidere quali sanzioni comminare ai recalcitranti colleghi. Qual è la “pena” giusta tra quelle previste dalle norme dei Consigli di disciplina? E qui camminiamo nel buio più totale della notte, nessuno sa dire quale provvedimento sarebbe più adeguato. Ad oggi il parere più gettonato sembra sia questo: ci pensino i Consigli regionali e poi ci dicano come fare.

Se il Piemonte con il suo 50% di bravi scolaretti è la regione che ha fatto meglio in Italia, vuol dire che tutte le altre ne  hanno “almeno” più del 50%. Per quanto se ne sa alcune hanno oltre il 70% di inadempienti. Escluso il rogo e la ghigliottina che, considerati i tempi,  sarebbero risolutivi ma abbastanza dannosi per l’immagine di un ordine professionale, non restano che un paio di opzioni sul tappeto. La radiazione dall’Albo, che sarebbe un clamoroso boomerang per l’Ordine stesso  perché dovrebbe cancellare più della metà degli iscritti e quindi avviarsi verso una rapida chiusura per mancanza di fondi.  Oppure trovare una forma sanzionatoria diversa da quelle attuali e la cui applicazione avvenga in tempi rapidi appena saranno completati gli elenchi dei buoni e dei cattivi di questo triennio che scade a fine anno. Ed è appunto l’ideona che Roma ha delegato agli ordini regionali.

Sembra invece tramontata (che non vuol dire esclusa) l’ipotesi di una maxi sanatoria. I diversi corsi online predisposti da Roma consentono a tutti di raggiungere i crediti previsti, anche senza essere presenti fisicamente. E dunque non ci sarebbe ragione per non farli, a parte quella politica di contrarietà assoluta, ma l’obiezione di coscienza, che personalmente condivido, non è contemplata da alcuna norma. E siccome qui si tratta di far rispettare una legge dello stato sembra difficile trovare una scappatoia. Se uno deciderà di difendere la propria opinione lo dovrà fare per vie legali, con tutti i costi che ciò comporterà.

Secondo me la partita è ancora da giocare. Trovare un accordo sulle sanzioni non sarà facile, considerato che siamo finalmente alla fine di questo mandato e che a marzo o ad aprile ci saranno nuove elezioni. E molti hanno già cominciato la loro campagna elettorale, senza accorgersi che anche questo mondo forse non è più quello di prima.

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