giorgio levi

I giornalisti dell’Espresso: “Basta con le fakenews di Gedi”. L’offerta non accettata di Chora Media, il podcaster con Ceo Mario Calabresi

E’ crollata la diga e ora è un fiume in piena. La vendita dell’Espresso da parte di Gedi a favore dell’imprenditore campano Iervolino ha scatenato una tempesta di accuse e contro accuse.

L’ad di Gedi Scanavino, in un incontro con il cdr della Stampa, avrebbe affermato che l’Espresso “aveva fatto il suo tempo e che da anni faceva registrare perdite significative”. Da qui la decisione di vendere. A quale cifra resta un mistero, sta di fatto che lervolino ha messo sul piatto un’offerta, comprensiva del passaggio di tutti i giornalisti, che Gedi ha accettato. Tuttavia, ci sarebbe stato un precedente contatto con un altro editore. Lo scrive Formiche.net che, attraverso una fonte anonima, ha rivelato che un interessamento all’Espresso sarebbe arrivato a Gedi da Chora Media, editore emergente di podcast, gruppo del quale l’ex direttore di Repubblica Mario Calabresi è Ceo e direttore.

Calabresi aveva un progetto innovativo per l’Espresso? Perché l’offerta di Chora Media non è stata accettata? Alla fine l’accordo si è trovato con Iervolino. Tutto a tarallucci e vino? Mica tanto, i giornalisti del settimanale sono da giorni incazzati neri. Come denuncia il documento approvato dall’assembela.

Su gli anni di perdite significative denunciate da Scanavino i giornalisti scrivono: “Facciamo notare che in base ai dati comunicati dall’azienda, le perdite operative dell’Espresso, oltre a rappresentare una quota più che trascurabile rispetto al passivo del gruppo, sono nettamente diminuite nell’arco degli ultimi tre anni, un trend che, sempre secondo quanto comunicato dai vertici aziendali, era destinato a proseguire anche nel 2022. Tutto questo in una situazione di mercato estremante difficile, che ha penalizzato pesantemente anche il conto economico delle altre principali testate del gruppo. Ricordiamo inoltre che solo un mese fa, in un incontro con la direzione generale il comitato di redazione dell’Espresso si era sentito rassicurare sul futuro della testata poiché i conti per quanto in perdita erano in miglioramento e le ricorrenti voci di una possibile cessione della testata erano «totalmente infondate». In quell’occasione il deficit dell’Espresso era stato definito importante ma in miglioramento rispetto al 2020-21 ed era stato assicurato che non erano previsti tagli di borderò né di altro tipo“.

Sulla priorità degli investimenti sul piano tecnologico su cui Gedi avrebbe puntato per rinnovare l’Espresso, sostenuta da Scanavino, scrivono i giornalisti: “Un’informazione che non corrisponde assolutamente alla verità se si esclude, pochi mesi fa, l’aggiornamento di un sistema editoriale ormai superato”.

Infine, l’ultima stoccata: “Rispediamo al mittente le considerazioni sulla morte del giornalismo d’inchiesta e di approfondimento e troviamo quantomeno sorprendente che l’amministratore delegato di Gedi consideri obsoleto un settimanale che, secondo quanto previsto dagli accordi con l’acquirente, continuerà a essere offerto ogni domenica in allegato obbligatorio a Repubblica almeno fino a 31 marzo 2023″.

Credits

I giornalisti dell’Espresso

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