giorgio levi

Il viaggio-inchiesta di Gervasoni a Torino. La solidarietà dei giornalisti piemontesi: “Noi ci saremo sempre”

Federico Gervasoni (al centro), a destra Jacopo Iacoboni

Doveva essere una serata di presentazione di un libro. Invece è diventata di condivisione e di solidarietà con un collega giornalista entrato nel mirino di bande di fascisti e neo nazisti. Federico Gervasoni (al centro nella foto) ha scritto un libro, che è un lungo, dettagliato, impressionante viaggio-inchiesta nel mondo del neo fascismo italiano.

Uno non ci può credere a quello che legge. Ma Gervasoni, giovanissimo nella professione, ha impiegato anni per arrivare a questa riscostruzione. Lo ha fatto sul campo, nel Bresciano dove abita (ma lui ha molti legami con Torino, dove ha frequentato il master di giornalismo dell’Università) osservando in prima persona, consumandosi le scarpe, come si diceva una volta in questo mestiere.

Oggi è sotto minaccia costante e quotidiana di questa orda di barbari (anche di morte) ma lui non arretra di un millimetro e annuncia una nuova inchiesta.

Ieri lo abbiamo ascoltato al Circolo della Stampa. C’erano Jacopo Iacoboni  notista politico de La Stampa e grande conoscitore di questo spaventoso sottobosco, il presidente dell’Ordine Alberto Sinigaglia e il segretario della Subalpina Stefano Tallia.

Alla fine lo abbiamo abbracciato, lui sa che noi ci saremo sempre. Poi ha ripreso il treno per la sua Brescia. La città della strage fascista di Piazza Della Loggia, 8 morti, 102 feriti, 28 maggio 1974.

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