giorgio levi

Abbiamo coltivato sogni e ci siamo innamorati della tv per sempre

A sinistra Riccardo Humbert, a destra il professor Peppino Ortoleva

Abbiamo coltivato sogni, ci siamo perdutamente innamorati. I sogni sono svaniti, la passione smodata e irrazionale per la Televisione è rimasta intatta. Ieri sera al Circolo dei Lettori ci siamo ritrovati dopo 40 anni. Invecchiati di fuori, belli dentro e nello spirito di quel tempo. L’occasione è stata la presentazione del libro “Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile”, autore il regista e pioniere della televisione Riccardo Humbert (Edizioni del Capricorno, 301 pagine, 18 euro).

In una sala affollatissima tanti i volti di quegli anni di gloria. Ho rivisto il mio vecchio amico Pino Maffi, uno che star del piccolo schermo cittadino lo è stato davvero. Il giornalista Roberto Ponte, che incontrai per la prima volta il giorno dell’incendio che aveva distrutto gli studi di Grp e gli dissi: “Finalmente puoi andare in vacanza”. Il pioniere del tubo catodico il collega e giornalista Luciano Borghesan. L’uomo dello sport di Teletorino Roberto Goitre che mi disse: “Siediti lì”. E due minuti dopo ero in onda e in diretta. E tanti altri, tecnici, registi, protagonisti di quel tempo, che forse non ho riconosciuto. Ne mancavano però molti. La neve, il freddo, chissà.

E’ stata anche l’occasione per ricordare Renato Bricco, il regista “gemello” di Humbert. Carlo Vetrugno, con cui ho diviso sogni e speranze a Telestudio (e come dimenticare la bravissima Clara Maria Vercelli) e a Milano con Retequattro e a cui ho dedicato un capitolo del mio libro “Volevo essere Jim Gannon”. E aggiungo qui il grande Ben Cagnetta che con Roberto Forza (detto amabilmente Scheggia e che diventerà uno dei più acclamati direttori della fotografia del cinema italiano) rappresentavano la miglior coppia di operatori video con cui abbia mai lavorato.

Ha diretto la serata il dottissimo Peppino Ortoleva, docente all’università di Torino, il massimo esperto in Italia della storia della radio e conoscitore profondo della televisione e dei mutamenti dei media. Ho ascoltato Peppino come si ascolta un professore che ti fa viaggiare con delizia nel tempo.

Come ha scritto Piero Chiambretti nella prefazione del “saggio semiserio” di Humbert: “Pagina dopo pagina il lettore avrà la sensazione di entrare nella macchina del tempo e correre a ritroso negli anni Settanta”.

E’ vero, è stata la nostra stagione bellissima, indimenticabile e struggente. Si sono intrecciate grandi storie personali, rivalità, invidie. Vivevamo per la televisione, era la nostra casa, c’innamoravamo, litigavamo, sognavamo, appunto. E’ stata la nostra migliore avventura.