giorgio levi

Un cda straordinario di Telecom per la questione Persidera. Il nodo da sciogliere è la posizione di Gedi, socio di minoranza con il 30 per cento

Leggo su Il Sole 24 Ore questo pezzo sulla questione Persidera, che avevo già anticipato qui il 10 dicembre scorso, e che per la sua chiarezza riporto integralmente.

Telecom ha convocato per venerdì a Milano un consiglio di amministrazione straordinario per discutere della questione Persidera, la società dei mux che Vivendi si è impegnata a far cedere per avere l’ok dell’Antitrust Ue al controllo di fatto sulla compagnia telefonica. C’è però da sciogliere il nodo Gedi, socio di minoranza di Persidera con il 30 per cento.

La valutazione nei bilanci dei due azionisti della società, nata da una costola di La 7, è infatti molto differente. Mentre Telecom ha svalutato di 55 milioni la sua partecipazione del 70% già nel 2016, portando il prezzo di carico a 137,6 milioni – pari a 196,57 milioni per il 100% -, Gedi nell’ultima semestrale aveva contabilizzato il suo 30% 105,9 milioni, valutando quindi Persidera 353 milioni.

A fine maggio l’Antitrust Ue aveva accettato l’impegno di Vivendi a far cedere la quota di Telecom nella società che detiene i canali per la trasmissione in digitale terrestre, per non superare il 50% del mercato dei mux che si ottiene sommando le quote di Mediaset, di cui il gruppo parigino è il secondo azionista col il 28,8%, pur con l’impegno verso l’Agcom a sterilizzare la parte eccedente il 10%. La procedura di vendita si è conclusa in questi giorni, con l’unica offerta di Raiway-F2i. L’offerta è condizionata al via libera dell’Antitrust, ma per superare il problema della concentrazione dei mux (Raiway è già arrivata al tetto di cinque mux) i due partner hanno concordato di dividersi Persidera in modo che la società delle torri Rai detenga l’hardware e il fondo infrastrutturale invece i canali digitali.

Il problema però è il prezzo, 250 milioni, sufficiente a coprire il prezzo di carico di Telecom, ma non quello di Gedi. Quest’ultima non vanta un diritto di prelazione, ma può negare il consenso alla vendita a condizioni reputate insoddisfacenti. In altre parole, non c’è la disponibilità del gruppo L’Epresso a segnare una minusvalenza su un asset che produce reddito e che non è stato messo in vendita autonomamente, senza contare che in termini relativi il valore di Persidera per Gedi è superiore a quello che è per Telecom.

Se Telecom acquistasse la quota di minoranza per rivendere poi il 100% della società, la questione sarebbe risolta. La Consob ha imposto però a Telecom una procedura di garanzia particolare, sulla falsariga di quanto era stato previsto in passato per Tim Brasil, ai tempi in cui si sospettava che eventuali offerte d’acquisto potessero far gioco all’azionista Telefonica. L’esito quindi non è scontato.

In alternativa, trascorso un determinato periodo di tempo, Vivendi si era impegnata a far trasferire la partecipazione in un trust incaricato di vendere, si suppone al meglio, senza cioè alcuna garanzia di poter spuntare una cifra superiore. Il trust di fatto è già stato individuato, perchè in data 23 giugno Bruxelles ha approvato la designazione, fatta da Vivendi, della società anonima parigina Advolis, col compito, all’inizio, di monitorare il rispetto dell’impegno preso. Ma anche qui Gedi potrebbe dire la sua.

La quotazione in Borsa di Persidera sembra essere più un’ipotesi a tavolino che un’opzione concreta, se l’obiettivo vuole essere quello di massimizzare la valorizzazione, e tuttavia non può essere escluso a priori.
Sempre che Vivendi non decida invece di tagliare definitivamente la testa al toro, ridimensionando sotto le soglie d’attenzione la partecipazione in Mediaset che finora ha portato solo grattacapi”.

Credits

Il Sole 24 Ore