giorgio levi

Nel mirino di Grillo di nuovo i giornalisti. E il suo pubblico applaude

Così Beppe Grillo, come Di Battista in questa circostanza, torna a divertire il suo pubblico prendendo di mira i giornalisti. E’ un classico, dalle liste di proscrizione in poi il copione è quello, ripetuto decine di volte. Ad un comizio ad Asti ha attaccato un giornalista della Rai. Gli ha consigliato di cercarsi un nuovo lavoro, che quando il M5S sarà al potere sarà finita con i finanziamenti pubblici. E poi altre gag e slogan e show mimati, francamente sgradevoli. Ma in fondo niente di nuovo. Le invettive di Grillo ai giornalisti scatenano l’applauso, alzano la tensione, mascherano spesso grossolani progetti politici . Che possiamo fare?

Per intanto ripubblico qui il post del 24 gennaio, sempre valido.

  1. Se uno fa della violenza verbale il suo messaggio politico sarà complice oggi e in futuro di tutto quello che potrebbe accadere.
  2. I giornalisti hanno già avuto un numero infinito di morti. Per mafia, per camorra, per terrorismo. Se dovessi riportare qui i loro nomi non basterebbe la memoria di questo server per contenerli tutti. Ne ricordo uno. Il vicedirettore della Stampa Carlo Casalegno, ucciso dai brigatisti.
  3. I giornalisti italiani sono circa 110 mila. Quelli che svolgono attivamente questa professione sono all’incirca 30 mila. Di questi quasi il 70 per cento porta a casa meno di mille euro al mese. E un’altissima percentuale guadagna dai 5 ai 10 euro ad articolo. Se questo esercito di disgraziati si è venduto a qualche potentato politico ha sbagliato indirizzo, non avrà nessun futuro.
  4. A differenza di molti cittadini, come li chiama il M5S, i giornalisti che hanno l’eccezionale fortuna di avere un contratto di lavoro pagano per intero le tasse, altissime per loro e per gli editori. Dunque, non ci sono evasori. A differenza di altri (non tutti) che evadono allegramente, non rilasciando lo scontrino fiscale quando vai al banco della verdura al mercato. Perciò non esistono i cittadini o il popolo. Ci sono i contribuenti e quelli che no.
  5. In 40 anni di professione ho conosciuto migliaia di giornalisti e non ho mai subito pressioni di alcun genere. Forse sono stato fortunato o forse contavo talmente poco da essere ignorato. Sta di fatto che mi sono sempre sentito libero.