giorgio levi

In 5 anni l’editoria ha perso 4.500 posti di lavoro e il 32% dei ricavi. Investimenti a -55%. In allegato .pdf studio infografico di Mediobanca

mediobanca

Parole tante sul futuro del giornalismo. La carta, internet, i giovani che si avviano alla professione, gli strumenti, le frontiere, i cambiamenti, la rivoluzione. Qualche effetto speciale. La realtà, quella dei dati statistici, è un’altra. In cinque anni, dal 2011 al 2015, i principali nove gruppi editoriali italiani hanno perso il 32,6% del fatturato (-1,8 miliardi), cumulato perdite nette per due miliardi e ridotto la forza lavoro di oltre 4.500 unità, scendendo a 13 mila dipendenti totali. In cinque anni le vendite di quotidiani sono scese di un milione di copie: da 2,8 a 1,8 milioni totali (-34%). Basta? No, c’è tutto in questo eccezionale studio infografico di Mediobanca. E quello che si vede dai grafici non è affatto confortante, perché non c’è nulla, ma proprio nulla, che ci dica che la tendenza del mercato editoriale sia diversa da quella di quei 5 anni esaminati dallo studio. Hai voglia a fare aggregazioni, a togliere spazi, a racimolare briciole, a immaginare il futuro. E che piani industriali ci prospettano gli editori? Con quali mezzi economici? Con quanti investimenti, che nel 2015 hanno avuto una contrazione a -55% rispetto al 2011 e -20% rispetto al 2014. Il che significa che sono stati investiti 35 miliardi in meno. Buona lettura.

Credits

Rapporto di Mediobanca sull’editoria

Il Fatto Quotidiano

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