giorgio levi

Macelloni: “Sacrifici per tutti se vogliamo salvare l’Inpgi”. Scintille sul “prelievo forzoso”. Sono già pronti i ricorsi, raccolte più di 200 firme

macelloni

Qualche scintilla c’è stata ieri nella mortifera Sala delle Cariatidi (già Toniolo) di Palazzo Ceriana. Abbastanza da ravvivare il dibattito con Marina Macelloni, presidente di Inpgi, che era qui per spiegare come dovremmo fare per salvare il traballante istituto di previdenza. Pubblico in prevalenza di pacifiche pantere grigie, pioggia di notizie da paura, dice Macelloni: “È una riforma severa, chiediamo sacrifici a tutti”. A differenza della Fornero non ha lacrimato, e questo va a suo vantaggio, almeno ci ha risparmiato la commozione.

Tutto è filato liscio sulla manovra (che a guardarla bene fa impressione), le scintille sono arrivate al capitolo “prelievo forzoso”, cioè il taglio alle pensioni che dovrebbe contribuire, secondo il concetto di solidarietà (che è come la maglia bernarda, un po’ si allunga è un po’ si allarga a seconda delle condizioni) che prevede che tutti concorrano a sostenere la critica situazione economica e finanziaria dell’Inpgi. Dunque, compresi i pensionati, alcuni dei quali hanno pensioni del tutto ragguardevoli (per molte e svariate ragioni e perché l’ente previdenziale ha funzionato fino ad oggi con il sistema retributivo) ma la maggior parte (lo dico con cognizione di causa) non lo sono. Basti pensare all’ormai vastissimo esercito dei prepensionati che sono andati a casa forzatamente con 30 anni massimo di contributi, parte dei quali versati dall’Inpgi stesso, per i quali anche 5 euro al mese hanno un peso. Macelloni ha avanzato anche una tabella di ripartizione del prelievo, che avrebbe la durata di tre anni. Che a Salvatore Rotondo, portavoce e promotore fin dalla prima ora della protesta dei pensionati, non va affatto bene. Dice: “E’ una questione di principio, non importa quanto e come, quello che conta è che non si può fare. E poi chi l’ha detto che durerà tre anni? Io non ci credo e questo errore lo pagheranno anche i nostri figli”. Annuncia un testo con una raccolta firme, che aveva raggiunto ieri oltre 200 adesioni, e che è pronto a ricorrere in giudizio qualora il provvedimento venga approvato dai ministeri vigilanti. Ad ogni buon conto, per mettersi al riparo, il cda di Inpgi ha scorporato l’azione “forzosa” dal resto della manovra, in modo che i ministeri vigilanti possano eventualmente bocciare la prima e dare il via libera a quella più corposa. “In fondo è quella che conta davvero” ha aggiunto Macelloni.

Alla domanda “ma ne vale la pena?”, intesa come pesantissima manovra complessiva, Macelloni non poteva che rispondere sì, senza esitazione alcuna. D’altra parte è come chiedere al comandante di una nave se pensa che sia opportuno salvare il suo piroscafo, con migliaia di passeggeri a bordo, dall’affondamento. E Macelloni tutto vuol fare fuorché passare per lo Schettino dei giornalisti. Resta a bordo, ma saranno sacrifici durissimi per tutti.

Ora la parola passa ai ministeri vigilanti e, come sembra, anche dai numerosi incontri che Macelloni ha avuto con il governo, l’approvazione della manovra è scontata. Così, dal primo gennaio dell’anno prossimo la previdenza dei giornalisti cambierà profondamente. Soprattutto per i ragazzi che cominciano la professione oggi, ammesso e (soprattutto) non concesso che qualche editore decida di assumerli.

Qui di seguito l’appello promosso da Salvatore Rotondo contro il “prelievo forzoso”.

L’INPGI NON PUO’ TOCCARE LE PENSIONI DEI GIORNALISTI. PRONTI I RICORSI

Appello ai ministeri vigilanti

Al ministro del Lavoro Giuliano Poletti
Al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan
ADERITE CON UNA BREVE MAIL A giornalisti.noprelievo@gmail.com

L’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti, Inpgi, non può con un atto unilaterale decidere il prelievo forzoso sulle pensioni dei giornalisti, così come ha deciso il 28 settembre il Cda con il voto peraltro contrario di due consiglieri.

· Non può farlo perché la Cassazione per ben tre volte ha bocciato simili imposizioni.

· Non può perché il diritto maturato alla pensione non può essere intaccato dall’ente previdenziale con un atto unilaterale, adducendo generiche ragioni finanziarie.

· Soprattutto l’Inpgi non può sostituirsi al Parlamento.

· Il prelievo forzoso sulle pensioni dei giornalisti stabilirebbe il principio che le pensioni si possono tagliare oggi e in futuro.

· I ministeri del Lavoro e dell’Economia chiamati ad avallare questa delibera devono respingerla, così come hanno già fatto in passato.

Come giornalisti in attività e in pensione ricordiamo che i pensionati hanno già dato prova di solidarietà generazionale negli ultimi anni con il blocco delle perequazioni e il contributo di solidarietà, con un esborso di oltre 30 milioni di euro rimasti nelle casse dell’Inpgi, che alla fine del 2017 saranno saliti a 36 milioni.

La Fieg e la Fnsi che hanno dato parere favorevole non erano titolate a farlo, in quanto non rappresentano i giornalisti pensionati.

A tutela delle pensioni di oggi e di domani annunciamo comunque fin da ora che nel caso il prelievo forzoso divenisse operativo tramite l’eventuale approvazione del governo faremo ricorsi in massa alla magistratura per chiedere l’annullamento di questa delibera.

 

 

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