giorgio levi

Riforma Inpgi, la presidente Marina Macelloni oggi a Torino. Come cambiano le pensioni dei giornalisti. Le tensioni sul “prelievo forzoso”

palazzo-ceriana

Oggi alle 17 al Circolo della Stampa a Palazzo Ceriana Mayneri (corso Stati Uniti 27) ci sarà Marina Macelloni, presidente di Inpgi. Il tema è quello della riforma appena approvata dall’Istituto di previdenza e che dovrà ora essere sottoposta al vaglio dei ministeri vigilanti (Economia e Attività Produttive). Per facilitare la comprensione riassumo qui i punti chiave della riforma e aggiungo in fondo una serie di link che possono essere utili. Con una premessa. La presidente Macelloni è già stata a Torino prima dell’estate allo Sporting. Un incontro di scarsissima efficacia, e non per colpa o merito di Macelloni. Molto più semplicemente non c’era quella parte consistente della nostra categoria che contesta o trova inadeguati o scandalosi i provvedimenti della riforma, soprattutto sulla questione del “prelievo forzoso”.  Gli assenti non vincono mai, non fosse altro perché decidono di non partecipare, ma se oggi ci fossero tutti, agguerriti e preparati, forse potremmo cogliere qualche risultato utile da questo incontro.

Pensione di vecchiaia a 66 anni. L’età della pensione di vecchiaia, con almeno 20 anni di contributi, sale dal 2017 a 66 anni per gli uomini e 64 anni per le donne. Dal 2018 per gli uomini sale a 66 anni e 7 mesi, per le donne a 65 anni e 7 mesi. Per le signore, la soglia diventerà uguale a quella degli uomini nel 2019. L’Inpgi, inoltre, si è riservato di valutare l’applicazione di eventuali incrementi legati alla speranza di vita dopo il 2019. Crescono anche i requisiti per la pensione di anzianità, che attualmente può essere richiesta (con penalizzazione) da chi abbia 57 anni di età e 35 di contributi. Dal 2017 si cambia, occorrerà avere almeno 62 anni di età e si innalzerà progressivamente il periodo minimo di contribuzione: 38 anni nel 2017, 39 anni nel 2018, 40 anni dal 2019 in poi. Decade per sempre, infine, la possibilità di andare in pensione senza penalizzazioni con 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Chi volesse usufruirne, dal 2017 potrebbe andare in pensione solo al compimento dei 62 anni.

Dal 2017 sistema contributivo. Dal primo gennaio 2017 le pensioni dei giornalisti verranno calcolate con il metodo contributivo, cioè in proporzione ai contributi effettivamente versati e non più in base al metodo retributivo. Il sistema contributivo, come stabilito nel 1995 dalla riforma Dini, si applica già dal 1 gennaio 1996 a tutti i lavoratori iscritti all’Inps che non avessero già conseguito almeno 18 anni di contributi. I giornalisti finora avevano evitato la scure, ma adesso anche loro rientreranno in questo sistema. In ogni caso, la quota di pensione maturata fino al 31 dicembre 2016 sarà sempre calcolata con il sistema retributivo. Sarà solo quella maturata dal 2017 in poi a essere calcolata in proporzione ai contributi versati. I più penalizzati sono quindi i professionisti più giovani, soprattutto sotto i 40 anni, oltre che i futuri assunti.

I diritti acquisiti non si toccano. Per evitare il rischio di prepensionamenti di massa, che avrebbero appesantito ancora di più i conti dell’istituto, i giornalisti che hanno già maturato entro il 31 dicembre 2016 i requisiti dell’attuale normativa li manterranno per sempre. E quindi, chi avesse entro il 2016 il requisito dei 35 anni di contributi e anche solo 57 anni di età, situazione che attualmente dà diritto alla pensione di anzianità, potrà rimanere al lavoro ed eventualmente esercitare questo diritto più avanti alle stesse condizioni. Qundi, subendo penalizzazioni sull’assegno nel caso in cui al 31 dicembre 2016 non abbia compiuto 62 anni, pur avendone 35 di contributi.

La questione prelievo forzoso. E’ l’aspetto più controverso dell’intero pacchetto. Il taglio delle pensioni aveva già sollevato un’ondata di proteste nella primavera scorsa, tant’è che i ministeri vigilanti avevano espresso parere negativo. Sembrava finita lì, invece l’idea di mettere le mani nelle tasche dei pensionati (moltissini con assegno davvero modesto) è tornata in primo piano. Questo i dettagli sui prelievi.

Zero prelievo per le pensioni fino a 37.999 euro.

Per le pensioni tra i 38.000 e i 56.999 euro, prelievo dell’1 per cento.

Al quale si somma per le pensioni tra i 57.000 e i 74.999 euro un prelievo del 2 per cento.

Al quale si somma per le pensioni tra i 75.000 e i 109.999 euro un prelievo del 5 per cento.

Al quale si somma per le pensioni tra i 110.000 e i 149.999 euro un prelievo del 10 per cento. Al quale si somma per le pensioni tra i 150.000 e i 199.999 euro un prelievo del 15 per cento.

Oltre 200.000 si aggiunge il 20 per cento.

Qui di seguito una serie di link che rimandano alla questione e in .pdf il documento pubblicato sul sito da Inpgi.

Credits

Il documento dell’Inpgi

Fnsi

Associazione Stampa Subalpina

Perché no al prelievo sulle pensioni di Puntoeacapo

Il segretario Raffaele Lorusso sulla riforma

Pensioni Oggi

Lettera43

Blitz Quotidiano

 

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