giorgio levi

Comazzi-Tallia, riconfermata la leadership sindacale Subalpina. Ma i pizzoccheri potevano essere meglio

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da sinistra: Stefano Tallia, Alessandra Comazzi e Raffaele Lorusso

Altri quattro anni. Stefano Tallia (giornalista Rai, 44 anni, segretario uscente) e Alessandra Comazzi (critico televisivo de La Stampa, presidente uscente) sono stati riconfermati ai vertici dell’Associazione Stampa Subalpina. Nel Comitato esecutivo entrano Silvia Alparone, Marco Bobbio, Mimma Caligaris, Alberto Fumi, Antonella Mariotti, Jan Pellissier e Marco Sodano, per i professionali. Alberto Acquaviva e Antonino Calandra per i collaboratori.

In fondo non doveva essere una serata d’imprevisti o colpi di scena o anche solo di un colpo di testa.  Tutto è filato via come l’olio, Insieme per la Subalpina che ha vinto senza fiatare le elezioni ha riconfermato al vertice il ticket Tallia-Comazzi e ha rinnovato la composizione sia del direttivo che del Comitato esecutivo. Entrano molti giovani, ragazze e ragazzi, che hanno un sacco di rivendicazioni e le balle in giostra per il comportamento degli editori, che non hanno mai smesso nei secoli di sfruttare il lavoro degli altri. Erano esattamente così 30 anni fa. La differenza era che le condizioni economiche del Paese erano diverse e perciò anche la lotta sindacale poteva essere più incisiva e contare su una forza speciale, che si fondava su un vocabolo che è sparito dalla dialettica delle contrattazione di oggi: lo sciopero. La sola e unica e riconosciuta arma efficace per contrastare l’arroganza della controparte.  Ora lo sciopero è sparito dal vocabolario sindacale, è rimasta l’indisponenza degli editori, incattivita dalla crisi. Basta ascoltare precari e Co.co.co per capire come siamo messi. E cioè male. Un tempo si potevano bloccare le rotative di un giornale, oggi fai fatica a sederti ad un tavolo di trattativa, prima ancora di pensare a qualche forma di lotta.

Bah, torniamo al clima della serata al Circolo della Stampa (versione Sporting, molto più allegra della solita Sala delle Cariatidi di Palazzo Ceriana). Le operazioni di voto sono state rapide e indolori, schede bianche ridotte ai minimi termini. Cioè, i diretti interessati all’elezione in quel ruolo (presidente, segretario, vicepresidente) non si sono votati. E’ un gesto d’eleganza, mi hanno spiegato. Io sono contrario, mi sarei votato. E’ una faticaccia fare il sindacalista, ci sarà chi ti volterà le spalle, almeno che tu abbia il sostegno di te stesso fin dal primo giorno. Comunque. Dibattito utile, quella rabbia che cova tra i più giovani è tutta salute. Un sindacato moscio non va lontano, qui in Piemonte sono abbastanza incazzati.

Ah, dimenticavo c’era anche Raffaele Woody Lorusso, il segretario della Fnsi. L’avevo già visto e ascoltato un paio di mesi fa. A me pare una persona molto per bene, poi mi ricorda tanto Woody Allen. Un po’ nell’aspetto, molto nella parlata (però, Allen made in Puglia con la cadenza di quel grandissimo attore che è Maurizio Micheli), nelle movenze, negli atteggiamenti. Per i fan di Woody Allen come me il fatto che lui sia il segretario del sindacato nazionale è una buona notizia. Spero che sia così, finto dimesso, finto pacificatore, finto ecumenico. Colto e cattivo, ma non incazzoso o litigioso e che quell’aplomb (sembra che al mattino si alzi già vestito con giacca e cravatta, tutto ben pulito e stirato) sia di buon auspicio per i tempi grami che lo aspettano. Ci ha anche detto che vuol portare gli editori a far assumere 3000 Co.co.co. In effetti non ha spiegato come, ma non importa. Le intenzioni sono buone. Ad ogni buon conto, a me sto Lorusso non dispiace. Che Woody siano con te.

Una giornata così non poteva che finire in una piola (finta). Insieme per la Subalpina con Woody Lorusso ha messo le gambe sotto il tavolo (come diceva in torinese mio nonno) e ha spostato l’aspro confronto sindacale al Circolo De Amicis di corso Casale. Dico solo che su Trip Advisor ha 146 recensioni (60 lo definiscono eccellente, 57 buono e 4 pessimo). A me è sembrato discreto, ci hanno ficcati nella crota un po’ umida, ma era tutta per noi. Molto gentili i proprietari. Ecco, se devo proprio dire con quei pizzoccheri freddi in Valtellina li avrebbero mandati tutti al rogo. Comunque, abbiamo fatto abbastanza casino, come quando al liceo andavamo alla Piola di Mongreno (a quei tempi vera e unica piola in Torino) e stavamo lì fin che non faceva giorno. Il mondo cambia, e anche i giornalisti non sono più quelli di una volta. Perciò prima di mezzanotte qualcuno aveva già il cappotto. Ho notato che i più vecchi avrebbero anche resistito a lungo, ma si sa, se il clima si smorza anche i tiratardi si arrendono. E quando cominciano gli sbadigli non c’è più niente da fare.

Dimenticavo, i giornalisti anziani non sono “stagionati”, come ha detto al dibattito un caro e vecchio collega che ha tutta la mia stima professionale e umana. Io di stagionato conosco solo la toma di Lanzo. Buonissima, ma preferisco identificarmi in uno stracchino fresco. Se proprio devo.

Credits

Tutte le informazioni dettagliate sulla nuova composizione sindacale su Associazione Stampa Subalpina.

 

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