giorgio levi

Gedi (La Stampa e La Repubblica) perde ancora: 50 milioni nel 2021. Il digitale non compensa le perdite di ricavi dal prodotto tradizionale cartaceo

Sui conti di Gedi 2021 riporto questo articolo di Pier Luca Santoro di Data Media Hub che sintetizza molto bene la situazione di bilancio del gruppo che controlla La Stampa e La Repubblica. Il bilancio di Gedi si deduce da quello di Exor, che ha dedicato una sola pagina all’andamento del gruppo editoriale “chiaro segnale di un forte imbarazzo nel presentare risultati negativi”.

Exor, che controlla, anche, Gedi Gruppo Editoriale, all’interno del suo bilancio 2021 ha pubblicato una sintesi dei risultati del gruppo editoriale acquisito definitivamente a maggio 2020.

Senza nemmeno guardare il bilancio dell’anno scorso, si capisce che le cose non siano andate bene, diciamo, dalla lunga lettera di John Elkann agli azionisti dei Exor in cui Gedi  non viene mai nominata.

Se questa è la premessa, naturalmente il bilancio fornisce ulteriori elementi. Il primo è che su 328 pagine, che con pazienza e attenzione abbiamo letto integralmente, al gruppo editoriale ne viene dedicata poco più di una. Chiaro segnale di un forte imbarazzo nel presentare risultati negativi.

E infatti, se chi più chi meno, gli altri principali gruppi editoriali del nostro Paese, pur restando ben al di sotto dei livelli pre-pandemia, crescono rispetto al 2020 (qui, qui, qui, e qui ) così non è per Gedi, anche se a parità di perimetro, escludendo i ricavi generati dalle testate cedute a Sae, i ricavi 2021 crescono del 2.7% rispetto al 2020.

Di fatto i ricavi scendono da 533 a 520 milioni di euro (-2.4). Risultato che è il frutto di un mix che vede la raccolta pubblicitaria crescere di 21 milioni (+8.7%), anche se, come per gli altri editori di quotidiani, si resta bel distanti dai livelli precedenti alla pandemia, con una crescita del 8.4% per la carta stampata, del 14.9% per le radio del gruppo e del 24.3% per l’online. Mentre invece i ricavi diffusionali calano di ben 35 milioni di euro (-13.8%).

Questo nonostante l’incidenza dei ricavi da digitale complessivamente salga dal 14.7% del 2020 al 17.3% nel 2021. E gli abbonamenti digitali, secondo quanto viene dichiarato, vedono un  forte incremento della redditività grazie al passaggio di molti abbonati da offerte promozionali a prezzi standard, con una crescita complessiva rispetto all’anno prima del 30%. Dato che confrontato con quelli ADS andrebbe approfondito, se fosse possibile.

Tali dinamiche complessivamente portano il gruppo a registrare una perdita di 50 milioni di euro, in  riduzione rispetto ai 166 del 2020. Al riguardo si legge che tale risultato è il frutto anche di alcuni milioni di euro dati, o comunque da dare, all’Inps per la frode alla quale La Verità tra la fine del 2021 e l’inizio di quest’anno ha dedicato la bellezza, si fa per dire, di ben 10 prime pagine.

Insomma, il digitale cresce, seppure non in maniera esponenziale, ma allo stato attuale delle cose non compensa neppure lontanamente le perdite di ricavi dal prodotto tradizionale cartaceo, anche se il gruppo guarda con fiducia agli sviluppi nel medio-lungo termine (ovvero ai prossimi 3 – 5 anni) avendo le risorse finanziarie e manageriali adeguate allo scopo, conclude la scarna sezione dedicata a Gedi nel bilancio di Exor”.

Credits

Data Media Hub

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