giorgio levi

Sono 4 su 10 i freelance in Italia. Più poveri e meno tutelati degli altri. In allegato .pdf il rapporto di Agcom

(photo from Pexels)

Agcom ha pubblicato l’ultimo Osservatorio sul giornalismo (105 pagine in .pdf scaricabile qui sotto), osservatorio dettagliato sulla grande crisi di questi anni a cui si è agginta la tempesta Covid che si è abbattuta su un mercato che conta ormai 4 freelance su 10 giornalisti che svolgono la professione. I giornalisti attivi sono 35.706 su una popolazione d’iscritti di quasi 110 mila.

Così nell’introduzione: “Gli ultimi venti anni sono stati contraddistinti, in Italia, da un deciso invecchiamento della popolazione giornalistica, con la progressiva scomparsa di under 30 e una forte riduzione di under 40.

Premesso che più di quattro giornalisti italiani su dieci rientrano nella categoria freelance (costituita da autonomi e parasubordinati), i dati della terza edizione dell’Osservatorio sul Giornalismo confermano inoltre le profonde e strutturali dif-ferenze in termini di reddito tra questi ultimi e i dipendenti, e quindi una condi-zione del mercato del lavoro “insider–outsider”, in cui i lavoratori dipendenti (gli insider) godono di maggiori tutele, mentre le rimanenti categorie di giornalisti (gli outsider) sono costretti a lavorare in condizioni di precarietà e basso reddito.

La precarietà della condizione lavorativa è evidente soprattutto nelle nuove testate (quelle esclusivamente digitali), che raccolgono la gran parte dei giovani professio-nisti, caratterizzate da un modello organizzativo fondato su una struttura redazio-nale snella (cd. redazioni flessibili) e un ampio ricorso a collaborazioni occasionali con soggetti freelance.Alla luce di questi fenomeni (ossia invecchiamento, precarizzazione, e connessa struttura insider-outsider), la professione giornalistica tende a ibridarsi sempre più con altre professioni, e molti giornalisti iniziano a impiegarsi in uffici stampa e co-municazione di enti pubblici e privati, caratterizzate da maggiore possibilità di acce-dere a fasce reddituali medio-alte e minore precarietà professionale (e personale).Peraltro, quest’evoluzione si accompagna con, ed è artefice di, livelli di competenze digitali ancora non pienamente sviluppate. È bassa la propensione dei giornalisti allo svolgimento di attività innovative di web journalism che vanno oltre le consuete routine produttive. Inoltre, ai professionisti dell’informazione, che già trattano in maniera inferiore rispetto a temi di politica e cultura argomenti economici e scien-tifici, manca un livello di conoscenza specialistica (inteso in particolare in termini di formazione accademica) adeguato alla copertura di fatti ed eventi economici, finanziari, scientifici e tecnologici”.

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